Plumbago

Plumbago

Plumbago 

Una soffice nuvola azzurra, ecco come appare il Plumbago, una pianta sempreverde, a portamento arbustivo e rampicante, dall’altissima capacità decorativa, chiamata anche plumbaggine,  geranio azzurro, gelsomino azzurro o pianta del piombo.

Ha un aspetto che varia parecchio per via della sua crescita piuttosto  disordinata, i suoi fusti si possono sviluppare fino a 4,5 metri nelle piante spontanee ma con la giusta sistemazione (sostegni) si possono avere certamente esemplari più ordinati e contenuti.

Il plumbago è apprezzato per le sue fioriture: produce delicati fiori azzurri che decorano in maniera molto apprezzata giardini, case, porticati, muretti.

Il plumbago è originario delle  regioni a clima mite dell’Asia. Nelle aree con climi temperati il Plumbago  è impiegata sia pianta rampicante che come copri suolo.

Classificazione botanica

Il genere Plumbago appartiene alla famiglia delle Plumbaginaceae e comprende piante originarie delle regioni a clima temperato dell’Asia.

Principali specie

Al genere Plumbago  appartengono circa 10 specie, molto apprezzate per le fioriture, abbondanti e continuate, che raggiungono l’apice durante l’estate

Tra le specie più diffuse troviamo senza dubbio  il Plumbago auriculata o Plumbago capensis

Plumbago auriculata o Plumbago capensis

Plumbago capensis

Plumbago capensis  

Questa specie è originaria del Sud Africa ed è nota con il nome di gelsomino azzurro.

E’ una pianta arbustiva rampicante che può arrivare a misurare 2 metri di altezza se coltivata in casa ha una crescita vigorosa nei luoghi a clima mite.

Presenta fusti e rami  legnosi con foglie picciolate  verde intenso, ovali e lunghe sino a 5 cm.

La si può usare come pianta rampicante (in tal caso deve essere legata perché non produce né radici avventizie né viticci) o come pianta ricadente.

Dall’estate al tardo autunno produce  fiori, riuniti in infiorescenze a forma di spiga, che hanno la caratteristica di attaccarsi con molta facilità a vestiti o agli animali. I fiori possono essere di diverse tonalità di azzurro o bianchi a seconda della varietà.

Plumbago auriculata Public Domain

Plumbago auriculata 

Plumbago indica

Plumbago indica

Plumbago indica –  Vengolis CC BY 4.0

Questa specie  è un piccolo arbusto sempreverde che arriva dall’Asia sud orientale. E’ un rampicante molto apprezzato nonostante le  fioriture meno abbondanti della specie capensis. Produce fiori riuniti in spighe lunghe anche 20 cm di colore rosso scarlatto. impiega anche venti anni per raggiungere la sua maturità, con un’altezza non superiore al metro. E’ indicatissima per realizzare giardini in stile mediterraneo, in giardini rocciosi o alla coltivazione in vaso in terrazzo.

Plumbago europaea

Plumbago europaea

Plumbago europaea

E’ conosciuta anche come Caprinella europea, si tratta di  una erbacea perenne, dalle dimensioni ridotte, che produce bei fiori di colore rosato.

Plumbago scandens o zeylanica

Plumbago zeylanica

Plumbago zeylanica – Forest & Kim Starr CC BY 3.0

Questa specie è un arbusto dalla folta vegetazione che può raggiunge dimensioni importanti. Rappresenta quindi la scelta ideale se si voglio coprire grandi spazi. Fiorisce da maggio a settembre producendo fiori bianci. Pefetta  per aiuole o spazi con esposizione a mezzombra.

Fioritura

Il plumbago è apprezzato per la bellissima fioritura il cui periodo e durata dipendono dalle varietà coltivate e dalla regione in cui si trovano. Generalmente  avviene nel periodo compreso da aprile ad ottobre.

Consigli per la coltivazione del Plumbago

Il Plumbago è una pianta di facile coltivazione, non richiede infatti particolari attenzioni. Una delle avversità più temibili è il gelo. Le alte temperature sono, al contrario, ben sopportate soprattutto dalle piante adulte.

Per una corretta coltivazione è meglio coltivare il Plumbago in pieno sole, in terra o in vaso l’esposizione ottimale è a Sud, al riparo dai venti freddi. Per le piante coltivate in vaso occorre essere regolari con le  annaffiature e con le concimazioni.

Per ottenere piante fiorite e vigorose in estate, le nuove piantine andrebbero messe a dimora in primavera..

Nel nostro Paese, solo nelle regioni lungo la costa, nella Riviera, nel Centro o al  Sud, si riesce a coltivare il Pumbago in piena terra senza problemi.

Plumbago

Plumbago 

Coltivazione in vaso

Il Plumbago si può coltivare sia in vaso che in casa, sia in giardino che sul balcone.  E poi ritirare in casa quando arriva il freddo.

Se coltivata all’aperto occorre che la pianta si trovi in una zona a clima temperato e che sia posizionata in modo che non riceva il sole diretto durante le ore più calde delle giornate estive e che sia al riparo dalle correnti d’aria. Per la coltivazione in vaso, il  terriccio idoneo è sciolto, ricco di sostanza organica e con un drenaggio sul fondo del contenitore per evitare i ristagni d’acqua, ricordiamo che questa pianta teme i ristagni idrici.

La pianta si rinvasa all’inizio della primavera usando un vaso un po’ più grande del precedente fino alla misura massima di 30 cm con un buon terreno fertile. Quando si raggiunge questa misura è sufficiente asportare solo i primi 3-5 cm di terriccio rinnovare con terriccio fresco (questo vale per tutte le piante).

Meglio usare vasi di terracotta, più porosi e quindi più traspiranti. Questa pianta può essere tranquillamente allevata in casa e portata all’aperto solo durante la bella stagione.

Coltivazione in piena terra

Se coltivato in piena terra, il Plumbago non è molto esigente in fatto di substrato. Durante i mesi freddi, soprattutto nelle regioni  più fredde, la pianta si può proteggere con una pacciamatura di paglia, con della torba o con teli di tessuto-non tessuto.

Trattandosi si una pianta rampicante è preferibile dotarla di sostegni tipo ad esempio del graticcio. Se non viene fissata ad un sostegno avrà un portamento ricadente.

Plumbago auriculata Public Domain

Plumbago auriculata 

Coltivazione in terrazzo o davanzale

Il plumbago può essere coltivato in vaso sul terrazzo. Attenzione alla posizione: che sia al riparo dai venti. Posizionatela in angoli con poca ventilazione. Arrederà con un tocco mediterraneo il vostro balcone.

Per utilizzare la pianta  come rampicante occorre scegliere due o tre rami più vigorosi e fissarli lungo un’inferriata o un traliccio. Verso marzo al momento della vegetazione si lascerà crescere solo l vegetazioni di punta così da fare agevolmente salire la pianta (in due anni può salire di  circa due metri)

Temperatura

Il Plumbago non sopporta il freddo, soprattutto se la pianta è giovane. Le temperature non devono scendere sotto i 10°C.

Al contrario tollera bene le alte temperature. Cresce bene nelle zone a clima mite dove le temperature non scendono sotto gli zero gradi.

Lo si vede infatti spesso nelle zone del sud Italia dove riveste muretti e decora terrazzi. Nell’altre zone meglio coltivarlo in vaso, in modo da ricoverarlo quando fa freddo.

Luce

Il Plumbago ama la luce per cui va esposto in piena luce e per qualche ora anche al sole diretto ma evitando le ore più calde della giornata.

Terriccio

In vaso il terriccio ideale è sciolto, ricco di sostanza organica. Non ha particolari esigenze se coltivato in piena terra.

Plumbago auriculata

Plumbago auriculata –   Vengolis CC BY-SA 4.0

Annaffiatura

Durante l’estate, la pianta ha bisogno di  irrigazioni regolari e, se ben esposta, anche abbondanti, occorre aspettare che il terreno sia asciutto in superficie prima di effettuare la successiva irrigazione. Nel contempo è fondamentale evitare i ristagni che favoriscono la proliferazione  di funghi radicali e il marciume delle radici. Durante i mesi freddi  le annaffiature si  possono diminuire. Il terreno dovrà essere leggermente umido ma mai completamente asciutto.

Il plumbago ama un ambiente umido quindi la pianta va spruzzata, meglio se la mattina presto e mai quando è al sole, regolarmente fino al momento in cui compaiono i fiori.

Moltiplicazione

Il Plumbago si moltiplica per talea o per seme.

Con la moltiplicazione per seme, non è garantita l’uguaglianza rispetto alla  pianta madre. Se volete piante identiche alla pianta madre optate per la moltiplicazione per talea.

Moltiplicazione per talea

Si prelevano delle talee dai getti laterali lunghe circa 8-10 cm nel periodo compreso tra maggio ed agosto e si sistemano in un vaso, facendo dei buchi con una matita in un terreno formato da terriccio fertile e sabbia grossolana in parti uguali.

Il terreno va inumidito evitando di bagnare le parti verdi e il vaso va ricoperto con un telo di plastica trasparente o una busta messa a cappuccio e sistemato in un luogo all’ombra  ad una temperatura di circa 21°C.

Quando la  talea ha formato le radici si toglie  la plastica e si attende che le talee irrobustiscano, poi si  trapiantano nel vaso definitivo.

Moltiplicazione per semi

In primavera si distribuiscono  i semi in modo uniforme su un terriccio per semi, si inumidisce  il terreno (usando uno spruzzatore). Si copre il vassoio con un un foglio di plastica trasparente e si ripone  all’ombra e ad una temperatura di circa  21 – 24°C.

Quando avviene la germinazione si  toglie il coperchio di  plastica e si sistema il vassoio in una posizione più luminosa ed arieggiata fino a che le piantine diventano abbastanza grandi per poter essere manipolate ed essere spostate nel vaso definitivo.

Plumbago Public Domain

Plumbago

Concimazione

Durante il periodo primavera-estate il plumbago va concimato  ogni due settimane con un fertilizzante liquido diluito nell’acqua delle annaffiature.  In  autunno ed in inverno le concimazioni vanno sospese. Il concime adatto  deve avere i macroelementi e i microelementi, solo così la pianta avrà il corretto supporto per crescere vigorosa.

Potatura

Ogni anno, al termine della fioritura, la pianta va potata energicamente tagliando i fusti legnosi a 30 cm dal terreno. Si tratta di un’operazione è molto importante un quanto i fiori si formano solo sui rami dell’anno. In ogni caso va eseguitasempre prima della ripresa vegetativa della pianta. In primavera produrrà altri rami e numerosi altri fiori. Oltre che per la fioritura la potatura è importante per contenere la crescita disordinata della pianta.

Altri consigli per la cura

Il metodo migliore per la riproduzione di questa pianta è la talea. Il taleaggio si effettua in estate, avendo l’attenzione di mantenere il terriccio degli alveoli umido ma non carico d’acqua.

Le concimazioni adeguate saranno molto utili per avere fioriture copiose e foglie di colore verde intenso.

Parassiti, malattie ed altre avversità

Il Plumbago è una pianta piuttosto resistente, in linea di massima si può dire che la sua salute dipende per lo più dalla nostra manutezione. Se non si commettono errori, la pianta difficilmente si ammala.

Quindi prestate cura alle sue esigenze (che non sono tantissime) e cercate di non commettere errori nella sua coltivazione.

Detto ciò vediamo gli inconveienti ai quali è maggiormente esposta.

Se è esposta a  temperature elevate e riceve poca acqua, potrebbe essere preda del ragnetto rosso, un acaro insidioso che punge le foglie e succhia la linfa portando al deperimento della pianta.

Se le foglie avvizziscono o pendono significa che la pianta non è annaffiata correttamente ed occorre regolare le innaffiature che potrebbero essere troppo scarse o troppo abbondanti.

Se la pianta non fiorisce forse il terreno è povero di elementi nutrivi.

Se dopo un’ improvvisa gelata la parte aerea muore si possono eliminare  le parti aeree danneggiate e  proteggere il resto della pianta con della paglia o torba o tessuto-non tessuto in attesa della primavera. Se la pianta è ancora viva ve ne accorgerete perchè rifiorirà.

Se si trovano dei piccoli insetti che si muovono sulla pianta (i temibili pidocchi)  si deve intervenire occorre con appositi aficidi.

Curiosità

Il Plumbago, Piombaggine o Gelsomino azzurro, anticamente veniva chiamato “Pianta del piombo” perché si credeva riuscisse a disintossicare i tessuti avvelenati dall’accumulo di piombo.

Ci sono diverse ipotesi sull’origine del nome. Una la attribuisce  al colore dei fiori di alcune specie, un azzurro plumbeo. Un’altra ipotesi sostiene che il nome derivi dagli effetti collaterali provocati da una sua proprietà curativa: masticandone la radicesi stimola una salutare salivazione contro il mal di denti, che però diventano scuri. Un’altra riporta ad  una credenza antica, secondo la quale la pianta veniva utilizzata per curare un’affezione degli occhi detta “plumbus”.

Spesso questa pianta viene confusa con il gelsomino per la forma del fiore. Per non sbagliare occorre ricordarsi che non esistono né plumbago cosi  profumati come il gelsomino né tanto meno gelsomini azzurri.

Tossicità

Il plumbago non è una pianta pericolosa o dannosa per i nostri animali domestici. Addirittura i suoi bellissimi fiori sono commestibili ed hanno un gusto delicato per il nostro palato. Tutte le parti della pianta sono utilizzate nella medicina tradizionale

Linguaggio dei fiori

Nel gergo dei fiori il plumbago assume il significato di intesa e complicità. Regalatela quindi a qualcuno a cui volete manifestare la vostra empatia.

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