
Platicerio – Foto CC-BY di Ettore Balocchi
Se volete una pianta originale per il vostro appartamento vi consiglio il Platicerio (nome scientifico Platycerium) anche conosciuta come “felce a corna d’alce” di certo una delle piante più strane e decorative, soprattutto se coltivato in vasi da appendere o in ciotole ricavate da grossi pezzi di corteccia. Ha un difetto: non è, purtroppo, una pianta facile da conservare. Questo genere comprende circa 18 specie di felci epifite sempreverdi diffuse nelle foreste temperate dell’Australia e in alcune zone dell’Africa meridionale.
Il platicerio è una felce epifita (ossia una pianta che vive su un’altra pianta pur non essendo di tipo parassitario, come buona parte delle orchidee) le cui fronde nascono direttamente da un rizoma che è avvinghiato con le sue radici a un tronco ricoperto di sfagno a una corteccia.
Per descrivere questa pianta basta ricordare 3 elementi: le radici (piccole e spess difficili da vedere), le fronde sterili o basali e le fronde fogliari.
Si, perché Platicerio ha due tipi di fronde: le più giovani sono riunite a rosetta alla case della pianta e hanno forma arrotondata con margine increspato: quelle fertili e più sviluppate sorgono dal centro della rosetta basale ed hanno la forma di corna di alce (da cui il nome “felce a corna d’alce”).
Dicevamo che il Platicerio è una pianta epifita tropicale: cresce ai lati di tronchi d’albero, su rocce e muri. Tutte le felci partono da spore microscopiche che, nei tropici umidi, dove non fa mai freddo o raramente secco, hanno l’ambiente ideale per crescere. E’ stupefacente pensare che un’enorme felce da 100 possa nascere come singola microscopia spora, e poi crescere su una struttura verticale magari a strapiombo non cadere a terra. Ma è una delle straordinarietà della natura che, lo sappiamo, non smette mai di stupire e di incantare.

Platicerio – Foto CC-BY di Ryan Somma
Classificazione botanica
Il Platycerium è un Genere che appartiene alla Famiglia delle Polypodiaceae
Principali specie
Ci sono circa 20 specie appartenenti al genere Platycerium, di certo la specie più diffusa è il Platycerium Bifurcatum
Platycerium bifurcatum

Platycerium_bifurcatum Ewen Cameron CC BY 4.0
Si conoscono innumerevoli varietà di questa specie, tra cui molte con interessanti forme fogliari. Uno dei motivi per cui questa specie è così comune è che è molto facile da coltivare e da riprodurre, per questo motivo è anche relativamente economica. Il Platycerium bifurcatum è anche certamente la migliore specie dalla quale partire per i principianti che si vogliono cimentare nella cura di queste felci. Si tratta di una specie originaria delle umide regioni costiere dell’Australia orientale e della Nuova Guinea. Le piante vecchie diventano piuttosto grandi e sviluppano centinaia di archi a fronde pendenti di fronde biforcate.
Platycerium veitchii

Platycerium veitchii John Jennings CC BY 2.0
Il platycerium veitchii è un’altra specie molto resistente e altrettanto facile da coltivare come il Platycerium bifurcatum. È meno comune forse perché non diventa altrettanto grande e non cresce altrettanto velocemente. Ha origini australiane dove cresce su pareti rocciose aperte in climi semi-aridi. Le fronde di questa specie sono blu-grigio e sfocate, il che la distingue dalla maggior parte delle altre varietà di Platicerio.
Platycerium hillii

Platycerium_hillii Public Domain
Il platycerium hillii è un’altra specie australiana delle zone tropicali più umide. Questa pianta è più piccola del Platycerium bifurcatum, ma è comunque una splendida felce con fronde di un bel verde brillante. Questo specie non tollera la siccità e né il sole caldo.
Platycerium supberbum

Platicerium Superbum
Si tratta probabilmente della seconda specie più coltivata. E’ originaria dell’Australia orientale. Nonostante sia una felce comunemente coltivata, non è una delle più facili da coltivare, essendo intollerante a freddo e caldo.
Inoltre può essere coltivata solo da spore (quindi tende ad essere abbastanza costosa). E’ nota per le sue enormi fronde, larghe e biforcate che formano un nido per intrappolare foglie e altro materiale organico con cui si nutre.
Platycerium andinum

Platycerium andinum Stan Shebs CC BY-SA 3.0
Questa specie è originaria del Perù. È abbastanza grande e moderatamente tollerante del sole caldo (purché si ricordi di annaffiare frequentemente). Se cresce su un albero gli formerà un anello intorno
Platycerium alcicorne

Platycerium_alcicorne_Public Domain
La specie Platycerium alcicorne è caratterizzata da fronde molto particolari che ricordano le corna di un’alce
di un bel colore verde – grigiastro e le fronde fertili sono ricoperte da una fitta peluria.
Platycerium grande

Platycerium_grande Marija Gajić CC BY-SA 4.0
La specie Platycerium grande è originaria della Malesia e dell’Australia ed è caratterizzata fronde fertili molto grandi che raggiungono anche i 2 metri di altezza.
Fioritura
Il Platycerium non fiorisce.
Consigli per la coltivazione del Platycerium
Il Platycerium è per lo più coltivato su superfici verticale, poiché è così che cresce in natura. Una felce appesa ha un grande impatto ornamentale. Per un supporto si può utilizzare una tavola piatta (realizzata con un materiale in grado di sopportare acqua senza deteriorarsi troppo rapidamente , il compensato non è per questo una buona scelta).
Coltivazione in vaso
La maggior parte di queste piante viene venduta in vaso. Queste piante hanno bisogno di un perfetto drenaggio. Se il vaso è appeso la pianta ne sarà felice.
Il rinvaso va fatto solo se il contenitore è troppo piccolo rispetto alla massa fogliare e si esegue esclusivamente in primavera. Occorre considerare che questa piante sono epifite naturali. In primavera, possono essere attaccate ad un pezzo di corteccia o possono essere poste in vasi appesi. Vedrete che cresceranno attraverso il rivestimento del cestino e formeranno una specie di palla.
Temperatura
La temperatura ideale è quella e compresa tra i 13 e i 24°C; questa pianta può sopravvivere a temperature anche molto più basse ma solo per un brevi periodi, queste felci prosperano invece in condizioni calde e umide
Luce
Il Platicerio richiede una posizione molto luminosa, ma riparata dai raggi solari diretti, necessitano di una elevata umidità ambientale e una location ben ventilata. Per questo motivo, e per il fatto che non ama essere toccata, la sua collocazione ideale è in un paniere appeso.

platycerium superbum
Terriccio
Le piante giovani vanno poste in un composto ricco e ben drenato.
Annaffiatura
La cura più complicata è quella che riguarda la somministrazione delle annaffiature, tanto più se l’esemplare è semplicemente appoggiato su un pezzo di corteccia con le radici avvolte da un pò di sfagno, in questo caso è necessario irrorare ogni giorno lo sfagno che avvolge le radici, in modo che la pianta possa contare su una costante frescura pur senza avere le radici a contatto con un’eccesiva quantità d’acqua. Se invece il platicerio è normalmente piantato in un vasetto, nel composto di terra universale e torba oppure di sfagno e torba, si consiglia di immergere il vaso per circa un’ora in acqua, ogni cinque o sei giorni.
Rispetto alla maggior parte delle felci il Platycerium non necessita di molta acqua ed è in grado di sopportare anche periodi di siccità piuttosto lunghi. È opportuno bagnare con regolarità la pianta dalla primavera all’autunno, in inverno si possono ridurre le somministrazioni irrigando moderatamente ogni due settimane.
Moltiplicazione
E’ doveroso premettere che la propagazione delle felci richiede un po ‘di pratica e persino i giardinieri esperti non sempre lo trovano facile. Detto ciò, il Platicerio si propaga per spore o divisione. Può essere facilmente diviso in piante più piccole, e anche piccoli “pezzi” che includono una foglia e un po’di zolla. Occorre assicurarsi che le nuove piantine siano mantenute in un luogo caldo e umido finché non siano in grado di crescere autonomamente.
Concimazione
Queste piante vanno concimate due o tre volte nel periodo compreso fra marzo ed ottobre con un prodotto liquido per piante verdi da diluire nell’acqua dell’annaffiatura.

platicerium
Potatura
Per le Platycerium non si può parlare di potatura vera e propria, è infatti sufficiente eliminare le foglie che via via disseccano per evitare che diventino veicolo di malattie parassitarie.
Altri consigli per la cura
Ogni mese consigliabile versare sullo sfagno una o due tazzine d’acqua miscelata con un fertilizzante completo usato in dose minima. E’ inoltre opportuno tenere presente che questa pianta non ama essere spostata molto di frequente, quindi è bene sistemarla in una posizione dove possa rimanere indisturbata, senza essere raggiunta dall’aria fredda, anche quando si ha necessità di aprire le finestre. Nella buona stagione, se è possibile, sarebbe bene portare il vaso all’aperto, possibilmente sotto i rami di un albero, in assoluta ombra, ma in posizione ricca di luce.
Parassiti, malattie ed altre avversità
La cattiva manutenzione è la prima causa di sofferenza della pianta. Vediamo alcuni sintomi
Se le foglie si seccano e cadono significa che ole annaffiature sono insufficienti
Occorre immergere il vaso in un secchio d’acqua così da dare modo alla terra di reidratarsi, poi si fa sgocciolare.
Se le foglie appaiono chiare come fossero scolorite, la pianta sta ricevendo troppo sole e va dunque spostata.
Se le foglie appaiono arricciate la temperatura è troppo bassa.
Se le foglie sono orlate di scuro e appassiscono rapidamente, al contrario, la temperatura è troppo elevata.
Se le foglie hanno macchie scure la felce molto probabilmente è stata attaccata da un fungo che trova vita facile con i ristagni idrici.
Se appaiono macchie scure sulla pagina inferiore delle foglie la pianta è stata attaccata dalla cocciniglia che si può debellare lavando la pianta o con un antiparassitario per gli attacchi più gravi.
Curiosità
Il nome scientifico Platycerium deriva dai vocaboli greci “Platys”, piatto e” Keras”, corna, col significato di corna piatte, a indicare la particolare forma e struttura dei lembi in cui sono suddivise le fronde, che assomigliano in realtà alle ramificazioni delle corna di un cervo. Infatti il nome volgare di questa strana pianta è la felce a corna di cervo, oppure felce alcicorne.
In alcune zone della Malacca e del Perù gli indigeni riservano un vero e proprio culto a queste piante che vivono abbarbicate alla corteccia degli alberi e che, secondo la superstizione locale, sono simulacri degli “dei buoni” posti nella foresta a vigilare sul destino dei viandanti.
Per questo, forse, il platicerio è considerato anche da noi europei come una pianta portafortuna.
Linguaggio dei fiori
E’ considerata una pianta portafortuna, regalarla o riceverla è quindi di buon auspicio.
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Ho acquistato un platicerium , credo del tipo bifido. Mi hanno consigliato di trapiantarlo su una corteccia. Mi sono procurata delle bellissime cortecce e vorrei chiedere alcune cose .
Siccome la pianta è sistemata in casa, mi piacerebbe essere certa che le cortecce non conservino insetti e parassiti : come posso trattarle ? Farle bollire potrebbe essere una soluzione ?
Attualmente la pianta è in un vaso dove affiora dalla terra. Non riesco a capire come posizionarla sulla corteccia senza che la terra si sbricioli o liberandola dalla terra.
Ho letto che posandola solamente su del muschio e sfagno , bisogna poi anche bagnarla tutti i giorni affinchè non patisca : forse è più prudente mantenerla così com’è nel vaso e rinunciare alla corteccia ?
La pianta presenta alcuni germogli e mi piacerebbe provare a riprodurla . Ma non riesco a capire come si staccano i germogli che sbucano dalle foglie basali legnose,in che modo tagliare e incidere e se basta tirare e strappare delicatamente.
Alcune foglie presentano sulle estremità degli ispessimenti legnosi vellutati che non so se sono espressione di sofferenza o una reazione di difesa della pianta e compatibile con la sua sopravvivenza.
E’ utile e indispensabile nebulizzarla con l’acqua?
Grazie
Rossella Elia