L’idrocoltura, da dove partire

Dracaena_fragrans

Dracaena fragrans

Per capire le vaste e reali possibilità di applicazione di questo particolare tipo di coltivazione occorre tenere presenti questi due punti:

  1.  Le piante, per vivere, assorbono dal terreno quegli elementi organici e minerali che la pioggia e l’acqua delle annaffiature hanno disciolti e quindi resi adatti ad essere assorbiti dalle radici capillari;
  2. La terra, in sé, ha soprattutto lo scopo di far da sostegno alle radici e di consentire alle specie vegetali i qualsiasi tipo esse siano, di restare ben ancorate al suolo che rappresenta un vero e proprio magazzino dei materiali nutritivi.

Stabilito questo, è evidente e facile giungere alla seguente conclusione: più che la terra è l’acqua ad essere indispensabile alle piante, purché naturalmente contenga le necessarie sostanze fertilizzanti.

Per poter attuare l’idrocoltura sono necessari appositi vasi di vetro (disponibili nelle misure da mezzo litro a 3 litri) muniti di speciale coperchio corredato di fori che servono al passaggio delle radici, affinché raggiungano l’acqua contenuta nel recipiente.

Il coperchio ha una certa profondità e forma quindi una specie di ciotola che serve a contenere una certa quantità di sassi che hanno il compito di mantenere ritta la pianta e di impedire al fusto di scivolare eccessivamente verso il basso.

Sul bordo del coperchio, infine, si trovano trentuno tacche corrispondenti ai giorni del mese, un chiodino di metallo, inserito al posto giusto, serve a ricordare la data in cui si è effettuato il cambio dell’acqua con l’aggiunte delle apposite pastiglie nutritive.

Queste pastiglie si usano nella proporzione di un discoide per litro d’acqua e contengono tutti gli ingredienti indispensabili alla vita delle pianta: fosforo, azoto, magnesio, zolfo , calcio, zinco, ferro, rame e manganese.

Quali sono le piante più adatte all’idrocoltura

In genere tutte le piante da appartamento si prestano alla coltura idroponica, comprese le piante grasse (anche se questo po’ sembrare un controsenso poiché queste specie desiderano poca acqua) che, coltivate in acqua, si abituano ad assorbire soltanto l’acqua di cui hanno bisogno per vivere.

Tuttavia vi sono specie che offrono maggiori garanzie di successo (coleo, papiro, dieffenbachia, dracena, felci, ficus, filodendro, peperomia, pilea, potossansevieria, singonio, spatifillo, tradescanzia).

In genere è consigliabile scegliere esemplari giovani per iniziare la coltura idroponica, perché è più facile che queste piante superino, senza risentire alcun danno, il necessario periodo di adattamento.

Questa fase critica dura circa un mese, durane il quale si veridica la caduta delle normali radici terrestri e la formazione di speciali radici “acquatiche” bianche e carnose, che servono appunto al rapido assorbimento delle sostanze nutritive contenute nell’acqua del vaso.

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pilea

Quando e come preparare le piante

E’ meglio dare inizio all’idrocoltura in estate, quando il caldo favorisce la ripresa vegetative, la linfa scorre più veloce nei tessuti delle piante e l’aria è più ricca di ossigeno.

Volendo effettuare l’operazione in inverno è necessario che l’ambiente in cui si trovano le piante abbia una temperatura costante di 18-20 gradi e sia molto luminoso.

L’estirpazione delle radici è un’operazione da eseguire con ogni precauzione, togliendo l’esemplare dal vaso di terracotta senza danneggiare le radici, Per eseguire facilmente questa operazione è opportuno annaffiare il terreno con una certa abbondanza.

Se la pianta stenta ugualmente ad uscire da recipiente è necessario spaccare il vaso. La massa delle radici delle essere lavata in acqua tiepida, cambiata ripetutamente sino a quando sarà scomparso anche l’ultimo residuo di terra.

Procurato il vaso adatto si fanno passare le radici attraverso i fori del coperchio. E’ importante distribuire ordinatamente la massa radicale nei vari fori per facilitare l’equilibrio della pianta. Per bilanciare la base dell’esemplare e fissarne definitivamente la posizione, si riempie la cavità del coperchio con sassi ed eventualmente con un po’ di sfagno. Se la pianta ha una struttura molto slanciata ed esile, o addirittura rampicante è bene affiancarla ad un sostegno in plastica. E’ indispensabile impiagare acqua a temperatura ambiente e ricordare che fai l livello dell’acqua e la base del coperchio deve rimanere uno strato di aria di almeno 3 cm, questo cuscinetto di aria è assolutamente necessario per assicurare la normale respirazione alle radici.

Nei primi 15 giorni dopo la trasformazione in idrocoltura le piante attraversano una fase di assestamento e di trasformazione dell’apparato radicale da terrestre ad acquatico, in questo periodo all’acqua del vaso non deve essere aggiunta alcuna pastiglia fertilizzante per concedere alle piante una pausa vegetativa che le aiuti a sopportare l’inevitabile crisi di ambientazione al nuovo modo di vita: dopo una quindicina di giorni, mentre le vecchie radici accennano a cadere, si vedranno spuntare dalla base della pianta nuove radici carnose e bianche che ben presto si dirameranno per tutto il vaso.

Il cambio dell’acqua va eseguito una prima volta 25 o 30 giorni dopo l’inizio dell’idrocoltura e in seguito sempre con lo stesso intervallo di tempo. All’acqua del vaso (sempre a temperatura ambiente) si deve aggiungere la pastiglia fertilizzante.

Per rinnovare l’acqua è sufficiente sollevare il coperchio, senza dover spostare la pianta.

Per aumentare il ritmo di crescita delle piante è necessario irrorarle ogni settimana con qcqua e stimolante ormonico. E’ consigliabile tenere il fogliame ben pulito spruzzandolo ogni settimana con lucidante – disinfettante.

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