Intervista a Silvia Fogliato che ci racconta il mondo dietro i nomi delle piante

Coleus foglie
Coleus foglie

Che dietro ogni pianta ci fosse una storia da raccontare già lo sapevo, ma dopo essermi immersa e persa tra le pagine del blog I nomi delle piante ho scoperto che dietro ogni pianta e, soprattutto, dietro il nome di ogni pianta, non c’è solo una storia ma c’è un vero e proprio mondo.

Un mondo fatto di persone, di vicende, di viaggi, ma anche di dolore, di pericoli, di amori.

Dare il nome ad una pianta non significa solo definire un epiteto, ad esempio, ‘crassicaulis‘ per indicare, in questo caso, ‘con fusto succulento’. Significa racchiudere in quel nome il succo, l’essenza che ha portato a dare quello specifico nome a quella specifica pianta.

Dopo essersi immersi e persi nelle pagine del blog si esce non solo più ricchi in termini di nozioni ed informazioni ma più consapevoli di quanto sia prezioso il lavoro del botanico, di quanto questo lavoro sfoci in una vera e propria passione mescolandosi con le vissicitudini della vita.

Silvia Fogliato, o, come ha scelto di farsi chiamare, Cimbalaria, condivide con tutti noi un bagaglio tecnico impressionante, un amore per la materia che è ben tangibile, un modo di raccontare che cattura ed una tempesta di informazioni preziose.

Silvia fogliato è un’insegnante con una formazione di filologa, da sempre appassionata di piante e di storie, di cultura botanica e vegetale, passioni che ha sapientemente miscelato nel suo blog. Ed io ho l’onore di intervistarla.

Silvia grazie per averci concesso questa intervista. Sono tantissime le domande che vorrei farle, ho scelto queste.

Quando inizia la sua passione per la botanica? Cosa l’ha portata ad iniziare i suoi studi?

Helleborus
Helleborus

La passione per la botanica affonda nell’infanzia, e mi è stata trasmessa da mia madre.

È stata lei, quando si andava in gita in campagna o in montagna, ad insegnarmi i nomi delle piante e soprattutto come identificarle osservando i particolari.

Poi, quando andavo all’università, ho aiutato mia sorella che studiava agraria a tenere un erbario, e abbiamo preso l’abitudine di avere sempre nel nostro zaino una flora tascabile per le identificazioni.

Dunque una passione che non mi ha mai lasciato, e negli anni è cresciuta con i viaggi, le letture, l’iscrizione all’A.Di.P.A per la quale ho scritto i miei primi articoli. Nel 2015, quando sono andata in pensione e ho avuto un po’ più di tempo per me, è nata l’idea del blog I nomi delle piante, nato quasi per gioco… Un gioco che con il tempo è diventato molto serio.

Ogni pianta racconta una storia, ogni pianta fa parte di una storia e di un pezzo di storia. Tra tutte le appassionanti vicende che vedono protagoniste le piante, quale argomento ha maggiormente catturato la sua attenzione?

Aroncunus
Aroncunus

È difficile rispondere perché molti argomenti mi appassionano, ma indubbiamente le storie più affascinanti sono quelle dei botanici che hanno affrontato lunghi viaggi e pericoli di ogni genere per far progredire la loro scienza.

Alcune sono storie a lieto fine, altre tragiche, molte commoventi. Forse la più commovente di tutte è quella di Eberhard Rumphius, che nel Seicento capitò nelle Molucche prima come mercenario, poi come mercante al servizio della Compagnia olandese delle Indie orientali.

Quando fu inviato nell’isola di Ambon, sposò una ragazza locale, si appassionò della natura e incominciò a descrivere la flora dell’isola in Herbarium amboinicum.

A un certo punto divenne cieco, ma continuò a lavorare con l’assistenza della moglie Suzanne, finché lei morì insieme a una delle loro figlie durante uno tsunami.

Tuttavia Rumphius non si arrese mai e nonostante la vecchiaia, la cecità e una difficile situazione economica riuscì a terminare il suo libro, uno dei primi classici sulla flora di quell’area del mondo.

Tra tutti gli strani nomi delle piante, quale racconta la storia più curiosa?

Angolo giapponese
Angolo giapponese

Forse la storia più strana è quello del genere Zyzyxia.

A crearlo fu il botanico statunitense John Strother. Nel 1991 stava lavorando a un volume specialistico su un gruppo di Asteraceae; il lavoro era già in bozza quando si accorse che una specie fino ad allora assegnata al genere Wedelia ne differiva abbastanza da meritare un genere tutto per sé.

Sottopose il problema all’editore che accettò l’inserimento di un nuovo genere, purché le pagine da ricomporre fossero ridotte al minimo.

Dato che i generi erano in ordine alfabetico, la soluzione più pratica era creare una dominazione che venisse dopo l’ultimo nome della lista, Zexmenia.

Strother così creò il genere Zyzyxia, combinando arbitrariamente le ultime consonanti e l’ultima vocale dell’alfabeto.

Quale è il personaggio meno ‘probabile’ al quale è stato dedicato il nome di una pianta?

Aquilegia
Aquilegia

Anche i personaggi improbabili non mancano; i botanici spesso dedicavano una pianta a un amico di cui noi non sappiamo nulla, o magari a un potente su cui contavano per finanziare le loro ricerche.

Ma forse uno dei personaggi più improbabili è il farmacista marsigliese Donat Surian.

Nel 1689 il re Sole decise di inviarlo nelle Antille alla ricerca della pianta da cui si ricavava la corteccia di china; ma Surian non capiva niente di botanica e fu deciso di affiancargli Charles Plumier, che invece se ne intendeva moltissimo.

Per quanto Plumier fosse un francescano abituato all’obbedienza e all’astinenza, la convivenza tra i due fu un disastro a casa dell’avarizia leggendaria di Surian.

Avarizia che alla fine causò la sua tragicomica morte: al suo ritorno in Francia, per risparmiare sulla parcella di un collega, preparò un purgante fai da te con il quale mandò al creatore se stesso, sua moglie, due figli e una serva.

Nonostante ciò, Plumier gli dedicò il genere Suriana commentando “se fosse vissuto sarebbe diventato il Dioscoride d’America”.

Se il frate non fosse stato famoso per il carattere dolcissimo, si potrebbe sospettare un intento ironico.

Se potesse mettersi nei panni di Linneo a quale personaggio dedicherebbe una pianta? E quale genere o specie sarebbe più adatto?

Piante da foglia
Piante da foglia

Certamente mi piacerebbe dedicarla a una donna: troppo poche sono quelle che sono state ricordate dalla nomenclatura botanica, anche se per secoli sono state le prime raccoglitrici e studiose di piante, come erboriste e guaritrici.

E tra tutte mi piacerebbe scegliere Kusumoto Ine, la figlia che il botanico tedesco Siebold ebbe dalla sua compagna giapponese.

Quando il padre fu espulso dal Giappone sospettato di spionaggio, aveva appena due anni. A quattordici iniziò a studiare medicina occidentale presso la scuola fondata da Siebold fino a diventare la prima donna medico del Giappone e poi medico personale dell’imperatrice.

La pianta giusta per lei dovrebbe essere endemica del Giappone, bella e allo stesso tempo capace di prosperare in condizioni difficili.

Tra tutti i botanici, con o senza ‘Nobel’ che ha incontrato nei suoi studi ce n’è uno (o più di uno) che più degli altri la appassiona?

Difficilissimo rispondere, ogni storia mi fa innamorare di quelli che chiamo confidenzialmente i “miei botanici”.

E così esito tra tanti. Ma se proprio devo scegliere, allora dirò Carolus Clusius. Di lui mi piace la resilienza, la capacità di lasciare tutto e di ricominciare da capo. Durante la sua vita cambiò pelle molte volte: segretario di Rondelet a Montpellier, chaperon di un giovane Fugger in Spagna, consulente editoriale e consigliere di ricchi botanofili in Fiandra, botanico imperiale a Vienna.

A 67 anni non esitò a partire ancora una volta per andare a creare l’orto botanico di Leida, portando nei suoi bagagli un regalo speciale che avrebbe cambiato la storia della sua nuova patria: i tulipani.

Nel suo libro ‘Orti delle meraviglie. I giardini botanici e la diffusione planetaria delle piante’ scrive di piante officinali e di piante esotiche. Ha qualche curiosità interessante da raccontarci in proposito?

In questo libro, ma anche nel blog, mi piace ricostruire i viaggi delle piante, incluse molte di quelle oggi così comuni nei giardini da farci credere che ci siano da sempre.

Invece molte sono arrivate da lontano.

Un esempio è il lillà, oggi non solo immancabile nei nostri giardini ma anche ampiamente naturalizzato. Eppure è originario della penisola balcanica, ed è arrivato da noi attraverso Costantinopoli.

Anche se non conosciamo la storia in tutti i particolari, è probabile che a farlo arrivare in Europa intorno al 1562 sia stato l’ambasciatore imperiale Ogier Ghislain de Busbercq, fiammingo e amicissimo di Clusius.

E dato che i botanici e gli appassionati del tempo erano bravissimi a fare rete e a scambiarsi le novità (in altro aspetto che mi affascina moltissimo) nel giro di pochi anni lo troviamo a Firenze, a Padova, in Germania, nelle Fiandre e più tardi in Inghilterra.

Nel suo blog usa lo pseudonimo Cimbalaria (Cymbalaria muralis), una pianta che, dice, la rappresenta: piccola e poco appariscente, ma forte e tenace. Oltre questo genere, quali sono i generi che preferisce?

Vinca
Vinca

Anche se non posso negare la mia passione per le rose (che non posso quasi coltivare, non offrendo il mio giardino l’esposizione giusta), che mi interessano certo per la loro bellezza, ma forse ancora di più per la loro storia, risponderò “piccolo è bello”.

Mi piacciono tutte le piante, ma le mie predilette sono quelle da guardare da vicino: certe euforbie che assomigliano a sculture vegetali, le Haworthia e le Crassula con le loro mille forme, i minuscoli grappoli di Ledeburia socialis, le foglie a cuore e i fiori curiosissimi di Ceropegia woodi.

E tra le piante da giardino, le Vinca, di cui ho una piccola collezione.

Che piante coltiva nel suo giardino?

Più che un giardino, ho un bosco (e in famiglia l’abbiamo sempre chiamato così, “il bosco”), con pochi angoli che godono di piena luce. Dunque ho dovuto fare di necessità virtù, e puntare sulle piante da ombra.

Purtroppo, il terreno, che oltre tutto è posto su un pendio, è neutro, quindi non posso contare neppure sulle acidofile. Ecco dunque che ci sono ortensie, anemoni e iris giapponesi, carici e graminacee, e soprattutto piante da foglia, scelte per i colori, le forme, le tessiture e le variegature. Molti non amano le foglie variegate, invece io credo che in un giardino d’ombra donino luce. Per la stessa ragione, prediligo i fiori bianchi.

Sono sicurissima che Silvia oltre che le caratteristiche e le esigenze colturali di ogni pianta che coltiva nel suo ‘bosco’, conosce alla perfezione la storia che l’ha portata ad avere quel nome, oltre che quella del botanico che l’ha ‘battezzata’.

Noi, grazie agli studi che ha condiviso nel suo blog, possiamo fare altrettanto: imparare la storia delle piante che alleviamo e scoprire tutto il mondo che c’è dietro il loro nome.

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