Olmo

Olmo
Olmo

Tutti dovremo avere un Olmo in giardino, non solo perché si tratta di una specie vegetale di grande valore che rappresenta una sorta di monumento arboreo della natura, una latifoglia nobile, ma soprattutto perché l’Olmo è una pianta a rischio scomparsa.

Sono infatti pochi gli esemplari secolari che sono riusciti a sopravvivere ed osteggiare la malattia imperdonabile, chiamata grafiosi, che ha causato la morte di migliaia di esemplari centenari di Olmo.

Andiamo a conoscere da vicino questa pianta che da sempre fa parte del nostro patrimonio culturale, coltiviamolo, preserviamolo, tuteliamolo.

L’Olmo è una pianta originaria dell’Europa centromeridionale e della regione caucasica. Nella nostra penisola è diffuso fino ai 1.000 metri, lo si trova nei boschi e nelle siepi.

La sua imponenza (la sua altezza può raggiungere i 30 metri) ed il suo tronco dritto e ramoso, con la corteccia opaca e rugosa di colore grigio o bruno, sono addolciti dalla sua chioma leggera ed elegante con le sue foglie semplici e seghettate che si muovo ad ogni soffio di vento.

L’Olmo produce piccoli fiori, che sbocciano prima delle foglie. Il frutto, una samara, è noto come “pane di maggiolino” e veniva usato per preparare insalate e frittate.


Tra le peculiarità dell’Olmo troviamo la resistenza e la plasticità che consentono a questa pianta di colonizzare con molta facilità gli spazi aperti.

In passato, le specie del genere erano molto utilizzate per svariati utilizzi: il suo legno era usato per realizzare mobili pregiati, inoltre la pianta era sfruttata per realizzare tutori vivi della vite, le foglie erano usate come foraggio per il bestiame, la corteccia era usata per produrre corde e le mucillagini erano usate come medicamento.

Oltre a questo l’Olmo vanta un grande potere ornamentale soprattutto per alberare viali, Amsterdam è chiamata Iepenstad ossia la città degli Olmi, proprio perché i suoi canali sono costellati di questi alberi imponenti.

Classificazione Botanica

Ulmus minor
Ulmus minor

Il genere Olmo, nome scientifico Ulmus, appartiene alla famiglia delle Ulmaceae.

Principali Specie

Il genere Ulmus comprende diverse specie, tra le specie europee più diffuse troviamo l’Olmo campestre, l’Olmo montano, l’Olmo bianco, quest’ultima specie introdotta artificialmente. Andiamo a conoscere da vicino le principali specie dell’Olmo.

Olmo campestre – Ulmus minor

Olmo campestre
Olmo campestre

L’ Olmo campestre cresce in quasi tutte le regioni italiane, generalmente non oltre i 500 metri di altitudine, in rari casi fino ai 1000-1200 metri. Si trova soprattutto in nuclei sporadici generalmente assieme alla tipica vegetazione mediterranea.

L’ Olmo campestre ha poche esigenze, ama un clima temperato-caldo e una collocazione in semi-ombra o in pieno sole, non ama invece l’ombra. Preferisce suoli fresche e profondi, ricchi di acqua, ma è in grado di adattarsi anche a terreni siccitosi.

Può crescere sia in terreni di natura silicea, calcarea, compatta ed anche argillosa. Ha un’ottima resistenza alle gelate, alla salinità, al vento ed all’inquinamento.

Olmo siberiano

Olmo siberiano

Olmo siberiano Marcopio123 CC BY-SA 4.0

L’Olmo siberiano (Ulmus pumila) ha origini orientali ed è stato introdotto in Italia solo recentemente. Ha la particolarità di essere particolarmente resistente alla grafiosi, la malattia più temibile per l’olmo campestre. E’ caratterizzato da foglie lisce e glabre.

Olmo ciliato

Questa specie, impiegata come pianta ornamentale, è originaria dell’Europa centrorientale ed è diffuso nelle valli alluvionali. E’ caratterizzato da una chioma ampia ed irregolare, da foglie decidue, ovate o surotonde, con doppia seghettatura del margine fogliare.

Produce fiori e frutti peduncolati.

Olmo del Caucaso

Olmo Caucaso

Olmo Caucaso Micronautilus CC BY-SA 4.0

Questa specie è originaria del Caucaso e dell’Iran, ed è stata introdotta in Europa attorno alla metà del Settecento.

Ha un aspetto molto imponente: può raggiungere un’altezza di 30 metri ed è caratterizzato da una fitta chioma che pare toccare terra. Ha un tronco molto ramificato e rivestito di una scorza opaca, rugosa, grigia.
Le sue foglie sono alterne e decidue, misurano circa 5-9 centimetri.

Olmo montano – Ulmus glabra Huds

Olmo montano
Olmo montano

Questa specie è di origine europea. E’ diffusa in tutta l’Europa, dalla Spagna del Nord alla Scandinavia, ai Balcani fino ai monti Urali. Nel npstro Bel Paese si può incontrare sulle Alpi e sugli Appennini, nei boschi misti di latifoglie, fino a circa 1.300 metri di altitudine.

Può arrivare a misurare 30 metri di altezza, ha una grande e densa chioma. Ha un tronco dritto con una scorza che da liscia e grigiastra, diventa rugosa e grigio-bruna, screpolata e solcata verticalmente.
Le foglie della specie sono alterne, decidue, con margine doppiamente dentato.

Consigli per la coltivazione dell’Olmo

L’Olmo non necessita di cure particolari, si adatta facilmente a qualsiasi terreno, ma è importante piantarlo dove possa ricevere diverse ore di sole diretto, evitando l’ombra.

Tollera anche le temperature rigide. Si pianta all’inizio dell’autunno o alla fine inverno, in una location soleggiata. Vanta una grande adattabilità che gli permette di radicare in ogni tipologia di terreno. L’olmo può essere coltivato sia come esemplare singolo che per comporre viali.

Coltivazione in vaso – Bonsai di Olmo

L’Olmo è uno degli alberi più impiegati nella tecnica del bonsai. La sua popolarità è spiegata dal suo portamento elegante e proporzionato, e dall’estrema facilità di coltivazione oltre alla grande resistenza agli attacchi dei parassiti.

Il bonsai di Olmo ha inoltre, una notevole adattabilità perfetta per chi cimenta per le prime volte nell’arte dei bonsai.

Nella coltivazione come bonsai in primavera ed in autunno è opportuno tenere l’Olmo in pieno sole: mentre durante l’estate, come per quasi tutti i bonsai,  l’olmo va collocato all’ombra.

Anche se questa essenza è molto resistente al caldo, va ricordato che lo stesso non si può dire delle radici, quindi, se non si dispone di ambiente ombreggiato occorre almeno coprire i vasi per non far surriscaldare l’apparato radicale.

In inverno, gli Olmi bonsai, possono essere tenuti all’esterno, proteggendo il vaso dalle gelate.

Il periodo migliore per effettuare la potatura è l’inverno quando la pianta si trova in riposo vegetativo.


Essendo una pianta particolarmente vigorosa tende a produrre germogli in maniera continua durante tutto l’anno, quindi occorre ricorrere più volte alla tecnica della pinzatura, per mantenere la silhouette del bonsai
Ogni 2-3 anni, si effettua il rinvaso.

Coltivazione in Piena Terra

Olmo
Olmo

L’Olmo preferisce un terreno che sia ricco di sostanze organiche e che sia ben drenato, in quanto i ristagni d’acqua potrebbero fare insorgere marciumi radicali.

Dopo la semina è necessario mantenere l’umidità superficiale del terreno, la germinazione avverrà entro pochi giorni.

Temperatura

L’Olmo preferisce un clima temperato-caldo ma è in grado di tollerare anche le temperature rigide, non necessita quindi di particolari cure contro il freddo, e può essere collocato in piena terra, nonostante le eventuali temperature rigide. E’ comunque consigliabile procedere con la moltiplicazione durante la primavera o l’autunno.

Luce

E’ importate assicurare a questa pianta la luce del sole. Quindi va collocato al sole o alla semi ombra, mentre è bene evitargli l’ombra totale.

Terriccio

L’Olmo preferisce un terreno fertile, che sia ricco di sostanze organiche e ben drenato. Il drenaggio rappresenta un punto fondamentale per scongiurare il rischio di marciumi radicali e malattie fungine.

Annaffiatura

In linea di massima l’Olmo va irrigato ogni 15-20 giorni, durante l’estate, e ogni qual volta è necessario, ossia quando il substrato è asciutto. E’ bene osservarlo attentamente per capire quando ha sete. Toccando il terreno si può capire se è umido o asciutto, in questo ultimo caso è meglio annaffiare.

Moltiplicazione

L’Olmo può essere moltiplicato per seme, per polloni radicali, o per margotta. Le varietà ornamentali, invece, si possono riprodurre per innesto o talea

Con la propagazione per seme si ha una germinabilità che si attesta va dal 60 al 90%. La semina deve avvenire lo stesso giorno della dispersione del seme, ma deve essere prima immerso nell’acqua per qualche ora.

I semi possono essere conservati tramite essiccazione. Nei giorni successivi alla semina occorre preservare l’umidità superficiale del terreno. Già dopo qualche giorno si verifica la germinazione.

Nella propagazione tramite talee, occorre prelevare le talee da polloni o rami di un anno durante il riposo vegetativo. Vanno poi poste a dimora distanziando gli esemplari almeno 4-5 metri se coltivati in gruppo, oppure 8-10 metri nel caso di filari.

Concimazione

L’Olmo va concimato regolarmente, in particolare durante il periodo dello sviluppo e della crescita, cosi da apportare le corrette sostanze nutritive direttamente al suolo. Il tipo di concime da usare cambia a seconda del periodo.

In primavera è opportuno impiegare un concime azotato mentre in estate è consigliabile orientarsi per un concime più equilibrato, mentre in autunno è opportuno usare un fertilizzante idoneo per conferire più energia alla pianta e rinforzarla in vista dell’inverno.

Il periodo più adatto per concimare è quello che va dall’inizio della primavera fino all’autunno.

Ci sono tre elementi principali che non vanno negati a questa pianta: l’azoto, il fosforo e il potassio, ognuno di loro ha scopi ben precisi, l’azoto favorisce lo sviluppo di foglie e steli; il fosforo aiuta la crescita delle radici ed il potassio contribuisce a favorire l’accrescimento di frutti e fiori.

Potatura

L’Olmo non ha bisogno di potature regolari. Ci si può limitare a potare al momento della rimozione dei polloni impiegati per la moltiplicazione della pianta.

Altri Consigli per la cura

Per non perdere questo albero che rappresenta un vero e proprio patrimonio è importante diffondere i semi o propagare le talee dei pochi esemplari secolari rimasti in vita, che potrebbero non aver contratto la malattia della grafiosi per una caratteristica che non è ancora nota.

E’ dunque importante coltivare le specie a rischio come olmi, platani, querce, ippocastani, tigli e tutti gli altri alberi monumentali della natura.

Parassiti, Malattie ed altre Avversità

Quando si parla di Olmi non si può non parlare della grafiosi, una malattia letale provocata da alcuni funghi del genere Ophiostoma introdotti in Europa dall’Asia in almeno tre occasioni separate dopo le quali sono avvenute due ondate epidemiche di virulenza crescente che hanno portato alla scomparsa dell’Olmo dai nostri paesaggi.

La grafiosi, è veicolata da insetti che si annidano fra piante di olmo, malate e sane, e diffondono la malattia.

Negli anni 30 del secolo scorso c’è stata la prima ondata epidemica, negli anni ’70 è avvenuta la seconda epidemia, provocata da una specie ancora più aggressiva del patogeno.

Il persistere della malattia hanno portato alla scomparsa dell’Olmo come coltivazione, ma fortunatamente non si è fermata l’evoluzione naturale.

Grazie alle capacità di propagazione le piante di olmo sono ricomparse, riconquistando in modo naturale i terreni incolti, gli argini dei fossi, le scarpate, e rendendosi nuovamente visibili prima in formazioni a cespuglio, poi sotto forma di gruppi di piante, poi anche con presenza di piante di notevoli dimensioni.

Con il ritorno dell’Olmo è tornata, aimè, anche la malattia, per la terza volta. E l’Olmo è tornato a morire lasciando lo spazio incolto a infestanti come robinia e ailanto.

La “Grafiosi” si manifesta con l’improvviso disseccamento dell’apice della pianta o di alcuni rami, provocato dall’occlusione dei vasi conduttori di linfa, molto spesso la punta dei rami colpiti si ripiega ad uncino.

Una caratteristica della grafiosi è la persistenza delle foglie morte sul ramo infetto. Nel giro di uno o due anni la pianta muore.

Le piantine di Olmo che misurano fino a 2-3 metri di altezza e 3-4 anni di età sono indenni dalla malattia, questo perché possiedono vasi conduttori di piccole dimensioni, quindi le specie di Olmo in natura non sono minacciate di rapida estinzione.

La grafiosi ha quindi condannato l’olmo, a passare da grande albero a piccolo cespuglio.

Per curare e prevenire la grafiosi si è tentato di eseguire delle iniezioni nel tronco o nelle radici della pianta ma si tratta di un metodo che presenta diversi inconvenienti.

Per tenere sotto controllo la malattia occorre controllare gli insetti scolitidi che sono i vettori della malattia. Inoltre è importante separare gli apparati radicali delle piante malate da quelli non infetti per impedire la diffusione della malattia.

Se la malattia ha colpito meno di 1/3 della chioma si può asportare in toto la parte malata qualche metro sotto la presenza dei sintomi cosi da impedire l’invasione dell’apparato radicale da parte del fungo e la successiva trasmissione radicale.

Ma la grafiosi non è l’unica nemica dell’Olmo.

La Galerucella luteola, ad esempio, divora le foglie scheletrizzandole.

Curiosità

Olmo foglie
Olmo foglie

L’Olmo in passato è stata una pianta insostituibile nelle campagne la sua proprietà di piegarsi senza sforzo che ne consentiva tantissimi utilizzi.

Da un censimento degli alberi produttivi redatto nel 1847 nella sola provincia di Reggio Emilia erano presenti oltre 4,3 milioni di olmi, quasi tutti allevati in pianura e maritati alle viti; oggi di questi esemplari ne restano pochi superstiti.

Il legno di Olmo campestre, è impiegato per realizzare mobili, porte, pavimenti e per produrre compensato.

Per recuperare questo importante albero è stato avviato un programma di miglioramento genetico che coniughi le caratteristiche fenotipiche dei nostri olmi con la resistenza alla malattia delle specie asiatiche.

La selezione è volta quindi a brevettare cinque cloni di Olmo: ‘Arno’, ‘Fiorente’, ‘Morfeo’, ‘Plinio’ e ‘San Zanobi’ e che coniugano resistenza, portamento, adattabilità.

Linguaggio dei Fiori

Fin dall’antichità l’Olmo ha avuto caratteristiche sacrali. Secondo gli antichi sacerdoti Druidi questa pianta era associata alla Dea, e rappresentava la femminilità sacra.

Nel simbolismo araldico è stata spesso impiegata la sua figura stilizzata per rappresentare l’amicizia, la protezione, il sostegno, l’ amore coniugale o l’amore tra fratelli.

Questa associazione è dovuta al fatto che l’Olmo è sempre stato impiegato dai coltivatori come sostegno per le viti, perché non assorbe dal terreno le sostanze nutritive utili al sostentamento delle piante da uva: un amico che ti da sostegno senza altri fini.

Con l’avvento del Cristianesimo la vite è diventata un simbolo di Cristo e anche l’olmo, che ne rappresenta il sostegno, è entrato a far parte della simbologia cristiana.

I cavalieri templari usavano intitolare le loro chiese con nomi del tipo “Santa Maria dell’Olmo” o “Madonna dell’Olmo”.

Libri sull’Olmo

Ulmaceae: Zelkova Carpinifolia, Ulmus Americana, Ulmus X Hollandica, Zelkova Serrata, Zelkova Abelicea, Ulmus Parvifolia, Ulmus di Bcher Gruppe Bucher Gruppe.

Piantiamo un Olmo nel nostro giardino, questa pianta ci ha dato tanto e può continuare a farlo se la tuteliamo come merita.

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