Fico d’India

Fico d’India

Se ne stai ammirando uno sicuramente ti trovi in un bel posto: il Fico d’India è una vera e propria icona commestibile che caratterizza il bel panorama dell’Italia meridionale, rendendolo ancora più suggestivo e colorandolo con i suoi frutti multicolore.

Il Fico d’India è bello, buono e salutare. Andiamo a conoscerlo da vicino. Ma prima è doveroso precisare che, a dispetto del nome, la sua origine non è indiana ma bensì centroamericana, per la precisione il Fico d’india è originario del Messico, il Paese del sombrero è la patria del Fico d’India, tanto da essere raffigurato sulla bandiera dello stato. Altra doverosa precisazione è che il Fico d’india non ha nulla a che vedere con l’albero di fico.

E’ una pianta succulenta diffusa nell’area mediterranea, dove si può trovare spontaneo ma anche coltivato.

E’ una pianta completamente priva di fusti che può raggiungere i 4-5 metri di altezza e che, a partire dalla primavera e per tutta l’estate, produce i fiori che si formano direttamente su un cuscino di spine (detto pala o cladodo), che ha origine dal fusto. I cladodi garantiscono la fotosintesi clorofilliana, sostituendo la funzione delle foglie. Sono ricoperti da una cuticola cerosa che limita la traspirazione e che funge da barriera contro i predatori.

Dal fiore si origina una bacca (frutto), ricoperto di spine, che parte da un colore verde per colorarsi a maturità con colori che vanno dal bianco, al giallo, all’arancione al rosso. Il frutto è commestibile, ha un sapore dolce ed è ricco di proprietà benefiche.

Oggi il Fico d’India è coltivato in numerosi paesi: Messico, Stati uniti, Cile, Brasile, Nord Africa, Sudafrica, Medio Oriente, Turchia, Tunisia su ampie regioni del paese e Italia sopratutto in Basilicata, Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna ma anche lungo il litorale ligure.

Opuntia ficus-indica
Opuntia ficus-indica

Classificazione botanica

Il Fico d’India nome scientifico Opuntia ficus-indica è una pianta succulenta del genere Opuntia appartenente alla famiglia delle Cactacee, originaria del Centro America ma naturalizzata in tutto il bacino del Mediterraneo (soprattutto Calabria, Puglia, Sardegna, Sicilia e Malta) e nelle zone temperate di America, Africa, Asia e Oceania.

Il genere Opuntia rientra in quel vasto gruppo di specie denominate “piante del deserto”, in grado di adattarsi a vivere in contesti climatici spesso proibitivi e letali per qualunque altra pianta; la grande resistenza è dovuta alla struttura dei fusti che non solo sono in grado di catturare efficacemente l’acqua, ma riescono ad accumularla nei loro tessuti, trattenendola senza disperderla.

Varietà del Fico d’India

Fiore Opunti ficus-indica
Fiore di Opuntia ficus-indica– foto di Lino M (CC BY-SA 2.0)

La classificazione delle varietà del Fico d’india è basata principalmente sui colori della bacca: i colori chiari, come giallo e arancione, caratterizzano la varietà sulfarina, il rosso accesso tendente al porpora è tipico della varietà sanguigna mentre il bianco distingue la varietà muscaredda, che è, tra tutte, la più pregiata. Ecco le varietà del Fico India:

  • Opuntia ficus-indica sulfarina (varietà gialla)
  • Opuntia ficus-indica sanguigna (varietà rossa)
  • Opuntia ficus-indica muscaredda (varietà bianca)
  • Opuntia ficus-indica f. inermis

Fioritura

A partire dalla primavera e per tutta l’estate, il Fico d’India produce i fiori che si sviluppano generalmente sui cladodi che hanno un’età maggiore dell’anno di vita, più spesso sulle areole situate sulla sommità del cladode o sulla superficie più esposta al sole. Inizialmente, per ogni areola, si sviluppa un unico fiore. I fiori giovani portano delle foglie effimere caratteristiche della specie. Un cladode fertile può portare sino a trenta fiori, ma questo numero cambia considerevolmente in base alla posizione che il cladode occupa sulla pianta, in base alla sua esposizione e anche a seconda delle condizioni di nutrizione della pianta.

Fico d'India
Fico d’India

Consigli per la coltivazione del Fico d’India

Nelle regioni dell’Italia centrale il Fico d’India si può coltivare con successo in piena terra, lungo le fasce costiere con clima temperato. E’ una coltura da frutto molto interessante, coltivata sia per il pregio riconosciuto ai suoi frutti, sia per la sua capacità di adattarsi a climi particolarmente aridi e a terreni poveri che non si presterebbero ad altre coltivazioni . Si tratta di una pianta da frutto in grado di adattarsi a condizioni pedo climatiche sfavorevoli, come le alte temperature di giorno e le basse temperature notturne, come la scarsa piovosità e come i terreni poveri di sostanza organica.

Nella coltivazione occorre considerare che il Fico d’India può raggiungere altezze notevoli pertanto si presta ad essere impiantato lungo un confine per delimitarne la proprietà a mò di siepe.

Il Fico d’India si adatta bene in un terreno misto, purché ben drenato, ma non tollera i suoli troppo compatti poiché sensibile al marciume radicale. Coltivarlo in un ambiente eccessivamente umido può generare sofferenza alla pianta.

Fico d'India
Fico d’India

Coltivazione in vaso

L’ Opuntia è una pianta che può essere allevata sia in pieno campo che in vaso. Nella coltivazione in vaso occorre impiegare un terriccio specifico per piante grasse. Occorre considerare che la crescita è molto rapida, per questo sono necessari rinvasi frequenti: si deve valutare ogni anno se il vaso, che deve essere capiente, è ancora adatto o se è troppo piccolo. In occasione del rinvaso, é bene verificare la salute delle radici eliminando quelle malate. Il vaso, in casa o sul balcone, deve essere collocato in un luogo luminoso e arieggiato.

I vasi devono avere un buon drenaggio in quanto la pianta soffre il ristagno d’acqua, per lo stesso motivo occorre fare attenzione a non esagerare con la quantità nell’irrigazione. Le piante vanno annaffiate almeno una volta a settimana.

Coltivazione in piena terra

Se coltivato in pieno campo il Fico d’India si adatta bene ad ogni tipo di terreno, sia esso argilloso o sabbioso. Teme solo il ristagno d’acqua quindi occorre lavorare bene il suolo ed assicurarsi uno scolo di eventuale acqua in eccesso.

E’ consigliabile effettuare dove possibile delle concimazioni organiche prima dell’impianto. Il sesto d’impianto utilizzato generalmente è molto ampio, va da un minimo di 5m x 5m ad un massimo di 6 x 14 m.

Il miglior modo per piantare questa cactacea è piantare le pale nel terreno, è buona norma eseguire delle zappettature atte ad eliminare le infestanti prossime alla pianta, cosicché non entrino in competizione con l’albero dei fichi d’India.

Opuntia ficus-indica, fico d'india varietà rossa
Fico d’India, varietà rossa – foto di Forest & Kim Starr – (CC BY 4.0)

Pianta da siepe

L’altezza della pianta la rende idonea per essere piantata lungo un confine per delimitarne la proprietà come fosse una siepe.

Coltivazione in terrazzo

Il Fico d’India può essere coltivato in terrazzo, scegliete un’esposizione al sole.

Temperatura

Questi cactus possono sopportare temperature attorno ai -10°C, nei luoghi con inverni rigidi è bene porre a dimora le piante in luogo riparato, accanto ad un muro o sotto una tettoia oppure ripararle con del tnt.

Luce

Le Opuntie chiedono un’esposizione in pieno sole. Si possono coltivare anche in contenitore, in modo da poterle portare al riparo dal freddo in autunno, in questo caso si mantengono di dimensioni contenute e difficilmente fruttificano.

Opuntia ficus-indica varietà bianca
Fico d’India, varietà bianca – foto di Forest & Kim Starr – (CC BY 4.0)

Terriccio

Il Fico d’India si adatta senza problemi a qualsiasi terreno, purché sia ben drenato e sabbioso; non ama i terreni eccessivamente ricchi e umidi. Il ristagno idrico potrebbe infatti essere causa di marciumi a livello radicale.

Il substrato ideale per i contenitori deve risultare invece piuttosto drenate. Sono adatti i terricci specifici per piante grasse e si può creare una composta miscelando 1/3 di terra da giardino, 1/3 di sabbia di fiume e 1/3 di compost. Sul fondo del vaso è estremamente importante creare uno spesso strato drenante con ghiaia o altro materiale idoneo.

Annaffiatura

Gli esemplari giovani vanno annaffiati sporadicamente una volta al mese da marzo a ottobre; per le piante che sono a dimora da tempo sono sufficienti le piogge, a meno che non si verifichino periodi prolungati di siccità .

Per le annaffiature in vaso è importante attendere che il terreno si asciughi sempre completamente tra un’irrigazione e l’altra. In linea generale dalla primavera all’autunno è consigliabile annaffiare una o al massimo due volte alla settimana.

Le piante riparate all’interno durante l’inverno dovranno ricevere acqua ogni 30 giorni.

Moltiplicazione

La moltiplicazione del Fico d’India può avvenire sia per talea che per seme. La moltiplicazione per seme richiede tempo ed è piuttosto complessa, per questo è consigliabile orientarsi per la moltiplicazione per talea, più veloce e più semplice .

La propagazione del fico d’India per talea si effettua in primavera prelevando le pale da una pianta già formata.

La pala di fico d’India deve essere impiantata ad una profondità di circa metà della sua lunghezza. sia in caso di impianto in pieno campo sia in caso di allevamento in vaso.

La pianta propagata per talea dalle pale, dopo aver emesso le radici, entra in produzione nell’arco di 2 o 3 anni dall’impianto

Concimazione

Per arricchire il terreno durante la primavera si può utilizzare dello stallatico maturo.

Potatura

La potatura del Fico d’india è atta ad eliminare le pale (cladodi) deformate o danneggiate e quelle che entrano in contatto tra loro, per favorire un ottimale sviluppo della pianta.

E’ buona pratica effettuare la “scozzolatura” che consiste nell’eliminazione dei fiori e delle pale emessi in primavera, subito dopo la ripresa vegetativa con lo scopo di ottenere frutti tardivi in seconda fioritura, questi frutti sono comunemente chiamati “bastardoni, richiedono anche interventi irrigui più frequenti ma sono più pregiati.

Fico d'India
Fico d’India

Altri consigli per la cura

Il Fico d’india non si trova comunemente in commercio, ma si può impiantare da soli con la propagazione per talea. Per i primi venti-trenta giorni successivi al trapianto non si deve irrigare. È importante, ogni volta che si lavora intorno al fico d’India, indossare i guanti.

La raccolta dei frutti del fico d’India è scalare durante l’estate, avviene a più riprese da agosto a settembre. Si può individuare il momento giusto per la raccolta osservando il colore del frutto: nel momento in cui i frutti passano dal colore verde al rosso, giallo, arancione o bianco il frutto è maturo.

In Sicilia dopo il raccolto viene praticata una spazzolatura della bacca, per renderla priva di spine. Si tratta di una tecnica molto apprezzata dai consumatori, che permette di spuntare un prezzo più alto sul mercato nazionale.

Una volta raccolto il Fico d’India si mangia direttamente, è sufficiente sbucciarlo (facendo attenzione sempre a non pungersi).

Parassiti malattie e altre avverisità

Il Fico d’india se coltivato in pieno campo è soggetto a danni dovuti ad avversità metrologiche come la grandine , la neve, il gelo, per questo è bene proteggerlo con coperture di reti antigrandine e durante l’inverno di tessuto non tessuto.

Oltre ai danni climatici questa pianta è soggetta ad alcune patologie, come il cancro gommoso e la ruggine scabbiosa. In questi casi è opportuno rimuovere le pale danneggiate tempestivamente. In caso di ristagni idrici, può andare incontro a marciumi radicali.

Gli insetti che attaccano questa pianta sono soprattutto la cocciniglia del carmino e la mosca della frutta.

Se l’infestazione è di lieve entità si può intervenire rimuovendo i parassiti altrimenti si può ricorrere a prodotti specifici.

Curiosità

Il Fico d’India è originario del Messico .poi si è diffuso tra le popolazioni del Centro America dove veniva coltivata già ai tempi degli Aztechi, dai quali era considerata pianta sacra con forti valori simbolici.

Si presume che la pianta siia arrivata nel Vecchio Mondo verosimilmente intorno al 1493, anno del ritorno a Lisbona della spedizione di Cristoforo Colombo.

Come per tutta la frutta tropicale anche i migliori fichi d’India prodotti in Italia, seppur buonissimi, non hanno il sapore di quelli che si possono gustare nei paesi d’origine. Il fico d’India regala fiori molto vistosi, di colori che variano dal bianco, al giallo, all’arancio e che sbocciano a scalare, dalla primavera per tutta l’estate.

Fico d'India
Fico d’India

Tossicità uso erboristico

Il colore della polpa del Fico d’india ha tantissime invitanti sfumature, ognuna indicativa di una maggiore o minore concentrazione di alcune sostanze. Ma in linea di massima tutti questi frutti sono ricchi di vitamine, in particolare C. Inoltre, sono noti per l’alto contenuto minerale, soprattutto calcio e fosforo. Il fico d’India contiene antiossidanti, ed è inoltre un ottimo frutto depurativo e può rivelarsi astringente se consumato in grandi quantità.

Le pale del cactus vengono consumate come verdura. Il succo gelatinoso che contengono è un ottimo lenitivo in caso di scottature, e un buon cicatrizzante, in grado di stimolare la rigenerazione delle cellule epiteliali. I cladodi possono essere usati come cataplasma dal potere emolliente. Inoltre, sono ricchi di pectine e mucillagini, che fungono da calmanti in caso di dolori e bruciori, e blandamente gastro-protettivi

I fichi d’India sono benefici per l’organismo e sono ottimi nella dieta, aiutano l’organismo ad assimilare zuccheri e grassi. Mangiandone troppi si possono avere effetti lassativi

Attenzione: le applicazioni farmaceutiche sono indicate a solo scopo informativo. Devono essere consigliate e prescritte dal medico

Linguaggio dei fiori

Come per tutti i cactus, anche i Fichi d’india simboleggiano la tenacia e la capacità di resistere alle avversità.

Articoli correlati che possono interessarti

L'hai trovato interessante? Votalo, e dicci come migliorarlo nei commenti
[Voti Totali: 0 Media: 0]

Vuoi fare una domanda? Vuoi dire la tua?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.