Leopoldia

Leopoldia comosa
Leopoldia comosa – foto di Zeynel CebeciCC BY-SA 4.0

Leopoldia è un genere di piante bulbose perenni diffuso nella regione mediterranea e nelle terre vicine, dalle isole Canarie all’Iran. In passato le specie del genere Leopoldia, esattamente come quelle del Pseudomuscari, erano incluse nel genere Muscari, come gruppo o sottogenere. Oggi è un genere a sé seppur la coltivazione tra i due generi è molto simile.

Le specie del genere Leopoldia si distinguono da quelle del genere Muscari dalla forma dei fiori: i fiori fertili, alla base, sono tipicamente tubulari e molto simili, quelli apicali (sterili) emergono con getti allungati. Inoltre solitamente le piante sono più alte rispetto a quelle degli altri sottogruppi Muscari.

Si tratta di piante bulbose perenni caratterizzate da fiori disposti a grappolo nella sommità del getto fiorale. Il colore dei fiori è di generalmente di qualche tonalità di biancastro, giallastro, verdastro o marrone e sovente si trova un bel ciuffo di fiori sterili viola brillante, blu o rosato in cima al racemo.

Classificazione botanica

Leopoldia è un genere di piante della famiglia delle Asparagacee sottofamiglia Scilloideae (come i generi Albuca, Hyachinthus, Ornithogalum, Scilla).

Principali Specie

Tra le specie di Leopoldia parliamo di:

Leopoldia comosa (Lampascione)

Leopoldia comosa
Leopoldia comosa – foto di Meneerke bloemCC BY-SA 2.0

In passato era chiamato Muscari comosum Si tratta di una pianta perenne che cresce nei luoghi erbosi e in quelli coltivati da 0 a 1500 metri. E’ presente in tutta Italia e fiorisce da aprile a giugno.

Il botanico Oleg Polunin la descrive come “una pianta sorprendente”, che si nota per il ciuffo di fiori sterili dal blu brillante al viola-blu che emergono sopra i fiori fertili verde-brunastri, che si aprono da boccioli blu scuro. Questo ciuffo dà origine al nome di “giacinto nappato”.

Arriva ad un’altezza di 50 centimetri, è caratterizzata da un bulbo globoso o ovato-piriforme che presenta tuniche esterne rosso vinose.

Le foglie sono basali, lineari, semicilindriche e misurano una larghezza di 1-1,5 centimetri ed una lunghezza di circa la metà dello scapo.
La spiga fiorifera si conclude con una sorta di candelabro di piccoli fiori sterili, color malva, con un lungo peduncolo. I fiori fertili sottostanti sono più grandi e su peduncoli lunghi approssimativamente come la corolla che è di colore porpora-marroncino.
Il frutto è una capsula subtriangolare che a maturità si apre in tre valve che contengono pochi semi più o meno sferici.

Questa specie vanta proprietà diuretiche ed emollienti.

In cucina i suoi bulbi si usano previa bollitura in abbondante acqua acidulata (per eliminare il sapore eccessivamente amarognolo di base) come sottoli per antipasti, ma si possono anche cucinare in frittata o come contorno per accompagnare lo spezzatino di carne. Questa specie si naturalizza facilmente e può diventare invasiva.


Leopoldia gussonei

Leopoldia gussonei
Leopoldia gussonei – foto di Giuseppe Gregorio CHIARENZA

La Leopoldia gussonei è una specie endemica dell’Isola di Sicilia.

Nel 1992, con il sinonimo Muscari gussonei, è stata designata come “specie prioritaria” ai sensi dell’allegato II della direttiva Habitat dell’Unione europea. Questo significa che le aree in cui si trova possono essere dichiarate zone protette.

Fioritura


Le specie del genere Leopoldia fioriscono più tardi nella stagione, in tarda primavera o all’inizio dell’estate

Consigli per la coltivazione della Leopoldia

Leopoldia comosa
Leopoldia comosa

La Leopoldia è relativamente facile da coltivare in situazioni calde e soleggiate. La coltivazione è molto simile a quella del genere Muscari.

Curiosità

Il primo ad usare Leopoldia come nome di un genere è stato William Herbert nel 1819. Nel 1845, Filippo Parlatore ha proposto il nome Leopoldia per un gruppo di specie che erano incluse nel genere Muscari.

I bulbi della Leopoldia comosa sono messi in salamoia e consumati in Iran con il nome di “moosir mentre in Grecia sono chiamati “volvoi” che significa “bulbi”,e in Italia, in Basilicata e Puglia, con i nomi di “lampascioni”, “lampasciuni”, e “lamponi”. Sono inclusi nel catalogo degli alimenti patrimonio dell’Arca del Gusto.

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