Annaffiature

Il modo di somministrare acqua è tanto importante quanto la quantità oppure la frequenza delle annaffiature.

Molte volte il segreto del successo sta proprio nel curare questo piccolo grande dettaglio, che in alcune occasioni viene sottovalutato.

In generale  meglio dare acqua in  piccole dosi ma più volte, invece che grandi quantità poche volte. Questo per consentire al suolo di assorbire l’acqua, poi asciugare e respirare.

DALL’ ALTO:

Versare l’acqua direttamente sul substrato con un annaffiatoio dal collo stretto, facendo attenzione che non cada sulle foglie. Eliminare poi quella che rimane nel sottovaso. Questo metodo permette di controllare la quantità di acqua.

ANNAFFIARE COSI‘: dracene (D.marginata, fragrans),schefflera, kentia, chamaedorea, edera.

DAL BASSO:

Consiste nel riempire il piatto di acqua in modo che venga assorbita dalla terra attraverso i fiori di drenaggio. Quando il substrato sarà umido, eliminare i residui d’acqua. Così si evita che la pianta possa imputridire.

ANNAFFIARE COSI‘: ciclamino, violetta africana, pilea, maranta.

PER IMMERSIONE:

Sommergere la zolla in un recipiente con acqua finché non escano le bollicine e lasciare scolare. E’il miglior metodo per piante in ceste pensili e i vasi piccoli in estate; è anche un rimedio di urgenza per recuperare una pianta che si è seccata.

ANNAFFIARE COSI’: orchidea, felce, azalea, begonia.

 

Attenzione all’acqua del rubinetto

Meglio dare l’acqua a temperatura ambiente

L’annaffiatura con acqua fredda (tipo quella che esce dal rubinetto magari nella stagione fresca) può provocare uno shock termico alle radici, la cui terra, stando il vaso in casa, avrà una temperatura pari a quella dell’ambiente circostante.

Così si rischia alla lunga di far ammalare la pianta.

Inoltre l’acqua del rubinetto per essere resa potabile viene addizionata con del cloro che stermina i batteri tossici per l’uomo.  Ma può uccidere anche tutto l’utilissimo ecosistema batterico e fungino che si sviluppa nel terriccio dove risiedono le nostre piante!

La soluzione ideale è mettere l’acqua del rubinetto  in un recipiente il giorno prima e lasciarla riposare per almento 24 ore prima di innaffiare.

In questo modo:

  • la temperatura dell’acqua si avvicina a quella dell’ambiente  circostante e si evita lo shock termico quando si annaffia
  • il cloro presente nell’acqua si scompone e almeno in parte evapora
  • in fondo al recipiente si deposita anche il calcare rendendo l’acqua meno alcalina, che per alcune tipologie di piante è fondamentale. In tali casi l’acqua in fondo non va usata per innaffiare, ma gettata via, poiché  lì  si trova la maggior parte di calcare depositato.

 

Ti consigliamo anche di visitare la pagina dedicata agli Innaffiatoi o Annaffiatoi

 

Cosa ne pensano i nostri lettori:
Ti è piaciuto l'articolo? Dagli un voto:
[Voti Totali: 6 Media: 4.3]
E ora Condividilo sui tuoi social preferiti:Share on Facebook20Share on Google+0Pin on Pinterest0Tweet about this on Twitter0Email this to someone

Rispondi