Pittosporum (Pittosporo)

Pittosporum (Pittosporo)
Pittosforo – foto di Peter ForsterCC BY-SA 2.0

Quando si parla di piante da siepe non si può non pensare al Pittosforo, un rigoglioso arbusto sempreverde che sfoggia foglie bellissime e anche, in alcune specie, fiorellini che profumano di agrumi o di vaniglia.

É noto anche come Pittosporo, ha un portamento arbustivo ed arboreo, è caratterizzato da foglie coriacee, ovali o lanceolate, alterne, lucide, dal colore verde scuro nella pagina superiore che diventa più chiaro nella pagina inferiore con screziature più o meno evidenti a seconda della varietà. Produce fiori, bianco crema o porporini, riuniti in corimbi ascellari o terminali, ed in alcuni casi solitari.

Il Pittosforo è generalmente usato perla creazione di cespugli, siepi o come esemplare singolo.

La sua peculiarità è la mutazione del colore delle foglie che diventa più intenso durante l’inverno. Il colore varia in base alla specie: nella varietà Warnham Gold , ad esempio, le foglie diventano oro, mentre nella varietà Tom Thumb virano dal verde al bronzo porpora. Tra le varietà più decorative ci sono il Pittosforo tobira Variegatum, che sfoggia variegature argento e il Pittosforo tenuifolium Silver Queen, striato di grigio.

In Italia il Pittosforo è largamente coltivato a scopo ornamentale e per realizzare siepi lungo i litorali marini, nel Mezzogiorno, in Sardegna e in Sicilia, ed in Liguria, una perfetta pianta da giardino mediterraneo quindi.

É una pianta molto visitata dalle api per il suo nettare e, se presente in quantità sufficiente, può dare un ottimo miele.

Classificazione botanica

Il genere Pittosforo, nome scientifico Pittosporum, appartiene alla famiglia delle Pittosporaceae.

Principali specie

Tra le specie del genere Pittosforo più coltivate come piante ornamentali ci sono queste.

Pittosforo tobira

Pittosforo Tobira
Pittosforo Tobira – foto di Jean-Pol GRANDMONT CC BY 3.0

Il Pittosforo tobira è un arbusto sempreverde originario della Cina, caratterizzato da foglie perenni, oblunghe.

Arriva a misurare 1,80 m di altezza e 1,50 m. di larghezza ed è contraddistinto da una crescita media. Produce fiori bianco-crema molto profumati, riuniti in cime a ombrello che compaiono nella tarda primavera.

Questa specie, molto diffusa, viene impiegata per siepi di media grandezza, ma può essere usato anche  come esemplare singolo nella forma ad alberello.

Pittosforo colensoi

Pittosforo eugenioides
Pittosforo eugenioides – foto di Krzysztof Ziarnek, KenraizCC BY-SA 4.0

Il Pittosforo colensoi è originario della Nuova Zelanda.

Si tratta di un piccolo albero con molte foglie ovali piatte e coriacee di colore verde più chiare nella pagina inferiore.

Produce fiori viola scuro, a forma di stella. Il frutto è largo 12 mm, si tratta di una capsula dura che si divide in tre semi neri in un midollo appiccicoso.

Pittosforo undulatum

Pittosforo undulatum
Pittosforo undulatum

Il Pittosporum undulatum è un albero a crescita rapida noto anche come pittosporum dolce.

Cresce come un arbusto o un piccolo albero arrivando a misurare fino a 50 m. Produce foglie sempreverdi lanceolate, con margini ondulati. Porta cospicui frutti legnosi arancioni di circa 1 cm di diametro che persistono per diversi mesi dopo la fioritura in primavera o all’inizio dell’estate.

Pittosforo eugenioides

Pittosforo eugenioides
Pittosforo eugenioides – foto di Krzysztof Ziarnek, KenraizCC BY-SA 4.0

Il Pittosporum eugenioides è originario della Nuova Zelanda. Cresce fino a 12 m di altezza per 5 m di larghezza, è conico quando è giovane ed assume una forma più arrotondata quando è maturo.

Produce foglie screziate giallo-verde con bordi arricciati e con una nervatura centrale brillante, le foglie hanno un forte odore di limone quando vengono schiacciate. In primavera sbocciano i fiori di colore giallo-crema.

Pittosforo crassifolium

Pittosporum crassifolium
Pittosporum crassifolium

Il Pittosporum crassifolium è un piccolo albero o arbusto originario della Nuova Zelanda. Gli alberi crescono fino a circa 5 metri di altezza.

Produce dense foglie coriacee grigio-verde scuro ed è in grado di resistere ai venti forti e alla nebbia salina. I grappoli di piccoli fiori rosso-viola appaiono in primavera e si sviluppano in baccelli che si dividono per contenere i semi appiccicosi.

Il Pittosporum crassifolium è considerato infestante in California, dove è tenuto sotto osservazione anche in Nuova Zelanda gli uccelli diffondono facilmente i suoi e nelle aree a sud del suo areale naturale è diventato una pianta infestante.

Pittosporum tobira nanum

Il pitosforo nano o Pittosporum Tobira Nanum è un pitosforo arbustivo a crescita lenta che si adatta ad essere coltivato in vaso, Ha una forma rotondeggiante con foglie verdi brillanti, e la sua ampiezza può arrivare ad 80 cm di diametro.

Pitosforo tenuifolium

Pitosforo tenuifolium
Pitosforo tenuifolium

Il Pittosporum tenuifolium è una specie di Pitosforo con fusti quasi neri, foglie verde chiaro brillante con margini arrotondati. Nel mese di agosto appaiono i fiori di colore porpora scuro, con un delicato profumo di vaniglia. Ama le dimore a mezzombra, non ama il caldo estremo e la siccità del periodo estivo. Teme il gelo e le temperature estreme. Ha una crescita lenta.

Pittosporum heterophyllum

Pittosforo heterophyllum
Pittosforo heterophyllum – foto di Krzysztof Ziarnek, KenraizCC BY-SA 4.0

Questa specie è caratterizzata da un portamento arbustivo, prostrato, con foglie sottili e persistenti. La fioritura avviene in primavera quando la pianta produce fiori di colore giallo pallido. Si tratta di una delle specie di pitosforo più resistenti al freddo e alla siccità.

Fioritura

Pittosforo undulatum
Pittosforo


I fiori del Pittosforo  possono essere di diversi colori, in base alla specie ed alla varietà. La fioritura inizia nella tarda primavera e si protrae per diverse settimane. Generalmente i fiori sono di colore bianco, e tendono a raggiungere la tonalità giallo crema nei giorni successivi. I fiori crescono raggruppati in pannocchie terminali, larghe fino ad 8 centimetri.

Consigli per la coltivazione del Pittosforo 

Pittosforo
Pittosforo – foto di Peter Forster -CC BY-SA 2.0

Il Pittosforo è largamente coltivato come pianta ornamentale nei giardini, parchi e viali, in particolare nelle zone rivierasche, per la composizione di siepi, o macchie arbustive, ma anche nei climi con inverni rigidi e prolungati, dove può essere coltivato in vaso sui terrazzi. Il Pittosporum desidera un’ esposizione in pieno sole, del terriccio di medio impasto tendente al compatto e che abbia buone riserve idriche nella stagione estiva.

Si tratta di una pianta facile, robusta ed adattabile.

Dato che tollera molto bene il caldo secco e l’aria salmastra, il Pittosforo è una pianta che si rivela perfetta per creare siepi frangivento nelle zone costiere, o in aree urbane, visto che ha un’ottima resistenza anche allo smog cittadino.

Coltivazione in vaso

Le piante di Pittosforo  allevate in vaso devono essere rinvasate in un vaso più grande nel momento in cui le radici fuoriescono dai fori di drenaggio dell’acqua delle annaffiature.

La pianta deve essere estratta con il suo pane di terra e rinvasata impiegando del nuovo terriccio (universale o per piante da fiore).Per favorire la crescita dell’arbusto ogni 2/3 anni occorre fare un cambio totale del terriccio. Le piante allevate in vaso, indipendentemente dal periodo dell’anno, devono essere annaffiate regolarmente attendendo che che il terreno sia asciutto tra un’annaffiatura e l’altra.

Coltivazione in piena terra

Pittosforo
Pittosforo – foto di A. BarraCC BY 3.0

Le piante di Pittosforo devono essere messe a dimora in piena terra nel periodo compreso tra aprile- maggio scavando buche che siano il doppio del vaso.

Non è un arbusto molto esigente per quel che concerne la tipologia di terreno, per una crescita rigogliosa è preferibile optare per un impasto che contenga una quantità discreta di sostanza organica. Richiede un’esposizione al sole o a mezz’ombra (quindi a nord-est o nord-ovest). Nei mesi estivi la pianta non ha alcuna difficoltà a superare eventuali periodi di siccità, mentre in inverno è preferibile mettere la pianta al riparo in caso di vento o di freddo prolungato, e coprirla con dei teli di “tessuto non tessuto”.

Pianta da siepe

Pittosforo Tobira
Pittosforo Tobira

Il Pittosforo è una pianta perfetta per la creazione di siepi e barriere, adatte alla delimitazione di spazi aperti, sia nei giardini che sui terrazzi. Le siepi possono essere più o meno fitte.

Coltivazione in terrazzo

Questa sempreverde può essere allevata in vaso per decorare terrazzi o anche per creare un effetto schermante. Nel caso di inverni troppo rigidi è preferibile coprire la pianta adeguatamente.

Temperatura

Il Pittosforo preferisce climi temperati-caldi ma le preferenze in merito alla temperatura variano anche in base alla specie.

La pianta teme le gelate tardive, per questo nelle zone fredde va sistemata nei pressi di un muro esposto a sud, o protetto con teli di tessuto non tessuto, in particolare se la temperatura scende sotto i -5° C.

Luce

La pianta preferisce essere esposta in posizioni molto soleggiate, ma che siano al riparo dai venti.

Terriccio

Il Pittosforo non ha particolari esigenze in fatto di terreno ma preferisce un terreno ricco, profondo e ben drenato, per evitare ristagni idrici e conseguenti marciumi alle radici.

Se il terreno dovesse risultare eccessivamente compatto, è consigliabile aggiungere della perlite o della vermiculite o della sabbia grossolana, così da rendere più soffice e più drenante il terreno.

Annaffiatura

Pittosforo
Pittosforo – foto di Ferruccio ZanoneCC BY-SA 2.0

La pianta è poco esigente in fatto di irrigazioni, sopporta bene anche periodi di prolungata siccità ma per garantire fioriture più abbondanti è bene annaffiare con regolarità durante il periodo dello sviluppo vegetativo.

E’ necessario evitare ristagni idrici. Le piante giovani e quelle coltivate in vaso necessitano di irrigazioni più frequenti, soprattutto in estate, quando il terriccio si asciuga più velocemente

Moltiplicazione

Pittosporum (Pittosporo)
Pittosporum (Pittosporo)

Il Pittosforo può essere propagato per talea semilegnosa o per semina.

Le talee semilegnose devono essere lunghe circa dieci centimetri e vanno prelevate nei mesi di maggio-giugno dai rami laterali. Le talee vanno piantate in un substrato a base di sabbia e torba, con l’aggiunta di un po’ di calcare, a una temperatura di 18°C.

Dopo che è avvenuta la radicazione, le talee vanno invasate singolarmente in vasetti da 8-10 cm. Vanno poi man mano rinvasate in contenitori sempre più grandi fino alla messa a dimora, che può essere fatta già dopo un anno.

La semina si esegue nel mese di marzo. Deve essere prima eliminata la sostanza resinosa che circonda i semi usando un po’ di sabbia. Si impiega una normale composta da semi, ed occorre mantenere una temperatura piuttosto fresca. Dopo la germinazione, le piantine vanno invasate singolarmente in vasetti. Vanno poi rinvasate in vasi sempre più grandi fino alla messa a dimora che avviene generalmente dopo 2 o 3 anni.

Concimazione

La pianta può essere concimata in autunno e in primavera, interrando vicino al fusto della pianta del concime organico in granuli a lenta cessione. In aprile si esegue una potatura annuale, volta a ridonare alla pianta una forma armonica e compatta. Durante l’inverno, la pianta può essere arricchita con dei sali minerali  tramite un concime granulare a lenta cessione.

Potatura

Pitosforo
Pitosforo

La potatura è necessaria per mantenere una forma compatta e decorativa della chioma. Gli interventi di potatura sono volti a ridurre la chioma di circa un terzo.

Generalmente, per queste piante è consigliabile la “cimatura”, ossia l’asportazione della parte terminale della chioma, per ottenere un aumento delle ramificazioni nella parte inferiore e per fare in modo che la pianta assuma forme sferiche o geometriche.

La potatura viene eseguita in primavera, il momento dell’anno in cui la pianta si trova nel pieno del suo risveglio vegetativo ed è quindi in grado di reagire più rapidamente con la creazione di germogli nella parte bassa.

Nel caso in cui la pianta dovesse diventare troppo alta, la potatura può essere ripetuta tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.

I tagli devono essere netti e precisi e devono essere fatti con forbici affilate.

Abbinamenti con altre piante

Pittosporum (Pittosporo)
Pittosporum (Pittosporo)

Il Pitosforo può essere avvinato alla Fatsia, al Lentisco, agli Agapanti ed a una grande selezione di aromatiche tra cui Rosmarini, Elicrisi , Lavande e Salvie.

Altri Consigli per la cura

Il Pittosforo predilige terreni piuttosto argillosi-sabbiosi ricchi di sostanza e ben drenati.

Parassiti, malattie ed altre avversità

Anche se il Pittosforo è una pianta da siepe piuttosto resistente, non è comunque immune da malattie. Tra i patogeni più diffusi troviamo gli afidi, che rendono la pianta appiccicosa e che possono essere rimossi meccanicamente lavando la pianta o con insetticidi specifici, meglio se naturali.

Le cocciniglie si palesano invece attraverso la colorazione bruna delle foglie e che possono essere rimosse con un batuffolo di cotone imbevuto di acqua e alcol.

Curiosità

Pittosporum (Pittosporo)
Pittosporum (Pittosporo)

Il Pittosforo è originario del Giappone, Cina, Nuova Zelanda e Australia, luoghi da cui proveniene la maggior parte delle specie. Da alcune varietà di Pittosporo si ottiene una resina usata per la produzione delle gomme da masticare ed un olio per capelli e colluttori per trattare l’alitosi.

Il nome Pittosporum deriva dal greco “pitta = pece” e “sporos = seme” che significa “semi a rivestimento resinoso” per alludere al fatto che i semi di questo genere sono ricoperti da una sostanza appiccicosa simile alla resina.


Tossicità  e/o uso erboristico

Nessuna parte della pianta non deve essere ingerita in quanto può provocare disturbi gastrointestinali.
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche sono indicate a solo scopo informativo. Devono essere consigliate e prescritte dal medico.

Linguaggio dei fiori

Nel linguaggio dei fiori il Pitosforo significa contraffatto, falsificato quasi ad evidenziare una situazione poco chiara. Ma quando si tratta di siepi ed arbusti il significato della pianta passa certamente in secondo piano rispetto alle sue caratteristiche ed esigenze colturali.

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