Giglio di Sant’Antonio o Lilium candidum

Giglio di Sant'Antonio o Lilium candidum
Giglio di Sant’Antonio o Lilium candidum – foto di Habib M’henniCC BY-SA 3.0

Conosciuto come Giglio di Sant’Antonio, il suo nome scientifico è Lilium candidum. Si tratta di una bulbosa perenne del genere Lilium, che fa parte della famiglia delle Liliaceae.

Il Giglio di Sant’Antonio è originario dei Balcani e dell’Asia occidentale, ma è diffuso in molte zone d’Europa e del Medio Oriente.

La sua caratteristica principale sono i fiori bianchissimi.

Poi lo si può descrivere così: a livello del suolo si formano i bulbi ed alla base durante i mesi invernali si forma una rosata di foglie. Il fusto misura un’altezza di circa 1,2 metri ma può arrivare fino a 2 metri.

Presenta molte foglie carnose e di colore verde intenso ed in estate produce fiori profumati di colore bianco tendente al giallo alla base dei petali. .

Classificazione botanica

Il Lilium candidum, noto come giglio di Sant’Antonio, è una specie del genere Lilium della famiglia delle Liliacee.

Principali varietà

Ci sono alcune selezioni di forme che presentano foglie screziate, o che hanno un portamento ridotto ed una colorazione porpora chiaro, ma sono molto poco usate e comunque quando si parla del Giglio Sant’Antonio si pensa sempre solo alla specie originaria.

Fioritura

Giglio di Sant'Antonio o Lilium candidum
Giglio di Sant’Antonio o Lilium candidum – foto di peganum – CC BY-SA 2.0


Il Lilium candidum fiorisce dalla seconda metà di maggio a giugno regalando grandi fiori caliciformi con 6 petali, di colore bianco che tendono al giallo alla base dei petali.

I fiori sono dolcemente ed intensamente profumati.

La fioritura dura a lungo, soprattutto se in quel periodo non li si fa mancare l’acqua.

Consigli per la coltivazione del Lilium candidum

Come curare i gigli di Sant’Antonio? Il Lilium candidum non necessita di particolari cure, la sua coltivazione è adatta anche ai meno esperti.

Quando piantare il Giglio di Sant’Antonio? Puoi piantare i cormi tra settembre e ottobre, in un luogo in pieno sole preparate con una buona vangatura eseguita sino a 15-20 cm di profondità.
Consigliata l’aggiunta di concime a lenta cessione e/o stallatico.

La rosetta di foglie si svilupperà velocemente.

Ai primi tepori di primavera, al centro della rosetta di foglie inizia a svilupparsi lo stelo fiorale. In caso di primavera siccitosa è necessario irrigare le piante, soprattutto durante la fase di sviluppo dello stelo fiorale.

Coltivazione in vaso

Il Giglio di Sant’Antonio può essere coltivato anche in vaso. In tal caso si deve optare per un contenitore che abbia una profondità minima di 35-40 cm.

Se si vuole ottenere un bel risultato estetico si possono piantare i bulbi fitti ma avendo cura che non si tocchino.

Coltivazione in piena terra

Giglio di Sant’Antonio o Lilium candidum

Il Giglio di Sant’Antonio preferisce un terreno fertile, meglio se calcareo, ben drenato. Si deve evitare il terreno acido che è mal tollerato.

L’impianto dei bulbi va fatto al fine estate-inizio autunno. Diversamente dagli altri gigli, i cormi di questa specie si piantano superficialmente: sono sufficienti 5-6 cm di terra di copertura. La distanza tra un cormo e l’altro deve essere pari a circa due volte il loro diametro.

Nelle zone con inverni caratterizzati da gelate, è bene pacciamare il terreno con uno strato di foglie o di paglia pari a circa 3-5 centimetri per poter proteggere le foglie dal gelo.

Coltivazione in terrazzo

Gli esemplari allevati in vaso possono decorare terrazzi e balconi.

Temperatura

Si tratta di una pianta rustica che non teme il gelo infatti è l’unico Lilium che sverna con una rosetta di foglie. Ma se coltivato in zone caratterizzate da gelate, deve essere protetto con una pacciamatura.

Luce

Il Lilium candidum ama i luoghi con molta luce e soleggiati, riparati dai venti. Tollera la mezz’ombra. L’ombra completa riduce la fioritura mentre la forte esposizione al sole può abbreviare la durata del fiore.

Terriccio

Richiede un substrato ricco, mediamente umido durante il ciclo vegetativo, possibilmente calcareo e ben drenato. Non tollera i ristagni d’acqua.

Annaffiatura

Giglio di Sant'Antonio o Lilium candidum
Giglio di Sant’Antonio o Lilium candidum

Se la primavera è particolarmente siccitosa è necessario irrigare le piante, soprattutto durante la fase di sviluppo dello stelo fiorale.

Durante l’inverno la pianta si accontenta dell’acqua piovana mentre durante i mesi estivi e nel periodo del riposo vegetativo non va irrigata.

Per le piante coltivate in vaso è invece necessario monitorare con più frequenza le irrigazioni evitando sia il ristagno idrico che l’eccessiva aridità del terriccio.

Le annaffiature vanno dirette solo alla parte inferiore delle piante per evitare di danneggiare i fiori e causare il dilavamento del polline.

Moltiplicazione

Come moltiplicare i Gigli di Sant’Antonio?

I Gigli di Sant’Antonio si possono moltiplicare nel periodo compreso da agosto a fine settembre, tramite i bulbi.

Si usano bulbi di 4- 5 anni selezionando quelli migliori, si staccano le squame esterne intatte  e si interrano per metà della loro altezza in un contenitore contenente un substrato composto sabbia e torba in parti uguali.

Il contenitore va posto in una serra fredda per tre quattro settimane fino al momento in cui i bulbi con le radici si saranno formati alla base delle squame.

A quel punto si possono staccare i bulbetti facendo attenzione a non rompere le radici, e si possono trapiantare in vasi da 8 a 10 cm di diametro riempiendoli con la stessa miscela di sabbia e torba.  Le prime foglie cresceranno rapidamente.

Concimazione

Per tutto il periodo vegetativo in particolar modo a partire dalla primavera si deve intervenire con un concime per piante fiorite fino al disseccamento degli steli. In tal modo si avranno bulbi più grandi con piante rigogliose che producono molti piccoli bulbilli.

Potatura

E’ sufficiente eliminare i fiori secchi se non si desidera raccogliere i semi, e nel momento in cui le piante sono quasi completamente secche si tagliano a 15 cm dalla superficie del suolo.

Durante il periodo in cui il bulbo è in dormienza si può rimuovere con uno strappo secco lo stelo rimanente.

Abbinamenti con altre piante

Giglio di Sant'Antonio o Lilium candidum
Giglio di Sant’Antonio o Lilium candidum

I Lilium candidum possono essere messi davanti ad una siepe bassa di bosso che può far loro da cornice oppure può essere abbinato ad una combinazione con specie perenni a foglie verde scuro.

Altri consigli per la cura

Un pericolo per il Lilium candidum può essere rappresentato da alcuni piccoli insetti rossi: la criocera, un coleottero che nel suo stadio larvale divora le foglie del giglio. A meno che non si tratta di una grossa infestazione si può intervenire con delle trappole e con la distruzione delle uova. In caso invece di infestazione di coleotteri conclamata, si dovrà somministrare un apposito insetticida.

Si possono conservare i bulbi di Lilium candidum fino alla primavera immersi in trucioli, ma per via del metabolismo che non si arresta durante l’inverno, questi bulbi risultano generalmente più deboli di quelli piantati già in autunno.

Parassiti, malattie ed altre avversità

Il Lilium candidum è suscettibile alle malattie dei normali gigli e del Botrytis cinerea un fungo parassita. Anche gli afidi possono attaccare la pianta, in tal caso si vedranno sulla pianta piccoli insetti biancastri-verdastri-

Curiosità

Il Lilium candidum è indubbiamente il Giglio più noto del genere.

Il nome comune Giglio di Sant’Antonio è dovuto al fatto che questo fiore appare anche nell’iconografia di Sant’Antonio da Padova, che viene, appunto, raffigurato con Il Lilium candidum in mano a simboleggiare la purezza del corpo e dell’anima.

Ma Giglio di Sant’Antonio non è il solo nome con il quale è conosciuto. Viene anche chiamato Giglio della Madonna, Giglio di San Giuseppe.

La Beata Vergine Maria viene spesso dipinta con questo fiore, che simboleggia la purezza e la castità, ci sono anche dipinti che raffigurano l’Annunciazione in cui l’arcangelo Gabriele porge un Giglio bianco a Maria.

Si tratta di una pianta che era già più nota in antichità. Ci sono dipinti del Lilium candidum a Creta che era il fiore di Afrodite. Nell’antica Roma era l’emblema di Venere e Diana.

In araldica, il giglio candido simboleggiava la monarchia francese, originariamente infatti era il simbolo araldico della dinastia capetingia ma è poi stato adottato da tutte le successive case regnanti che ne sono discese.

E’ chiamato “giglio di San Luigi” perché è presente nell’iconografia dell’unico re della dinastia capetingia proclamato santo, Luigi IX di Francia. Secondo lui i tre petali simboleggiavano la fede, la saggezza e la cavalleria. Dal XIV secolo i tre petali sono stati considerati in Francia il simbolo della Trinità.

Il Lilium candidum è entrato anche nell’araldica di altri regni: nella bandiera del Regno delle Due Sicilie o nella bandiera spagnola (oltre che ovviamente nel suo stemma) dove è tutt’oggi presente.

Questa pianta è raffigurata anche nella bandiera provinciale del Québec.

Il nome latino Lilium identifica il giglio e con tutta probabilità il termine derivava dal greco “leirion” e quindi dall’antico persiano “lalèh”. La pianta è infatti originaria dalla Media e attraverso l’Armenia e la Frigia sono transitati in Grecia.

Il nome specifico deriva invece dal colore della corolla.

Questa pianta veniva già coltivata nell’antica Grecia dove era considerata pianta sacra ad Era, dea della purezza. E’ un simbolo di luce oltre che simbolo di castità e purezza.

Giglio di Sant'Antonio o Lilium candidum
Giglio di Sant’Antonio o Lilium candidum – foto di Zachi EvenorCC BY 2.0

Tossicità  e/o uso erboristico

Del Lilium candidum in fitoterapia si usano sia il bulbo che i fiori. Questa pianta è considerata un buon diuretico ed un efficace emmenagogo. Si usa inoltre per uso esterno come purificante e protettivo della cute.


Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche sono indicate a solo scopo informativo. Devono essere consigliate e prescritte dal medico.”

Linguaggio dei fiori

Il Lilium candidum simboleggia la castità e la purezza.

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