Clerodendrum

Clerodendrum inerme
Clerodendrum inerme- foto di VinayarajCC BY-SA 3.0

Qualcuno lo chiama Clerodendron ma il suo nome scientifico è Clerodendrum, ma c’è anche chi lo chiama bleu papillons, la pianta dalle farfalle blu, (i francesi) per la forma e il colore delle corolle. Si tratta di un arbusto altamente decorativo originario dell’Africa tropicale.

Può arrivare a misurare 1-3 metri di altezza e i 2 di larghezza, ha le foglie ovate, di colore verde bluastro sulla pagina superiore e piu’ chiare e tomentose su quella inferiore. In molte specie le foglie se strofinate emettono uno sgradevole odore. I fiori sfoggiano tutte le sfumature del celeste, blu e viola, sono dotati di lunghi stami sporgenti, sbocciano dalla primavera all’autunno in panicoli terminali. La prima comparsa in Europa del Clerodendrum è data al 1790, quando furono introdotte due specie da serra, Clerodendrum chinense e Clerodendrum squamatum, provenienti dalla Cina.

Le specie coltivate in Italia possono essere allevate in esterno solo nelle zone con clima più temperato, mentre altrove richiedono posizioni riparate. Molte delle specie rampicanti sono coltivabili solo in serra.

Classificazione botanica

Il Clerodendrum è un Genere che appartiene alla Famiglia delle Laminaceae.

Principali specie

Il genere comprende circa 400 specie, arboree, arbustive e rampicanti, di origini asiatiche e africane, in gran parte tropicali. In Italia, si possono coltivare all’aperto tutto l’anno: Clerodendrum trichotomum e  Clerodendrum bungei.

La prima specie è molto resistente al freddo anche sulle Alpi mentre il Clerodendrum bungei ha una tolleranza inferiore alle temperature rigide, ma si può tenere all’aperto anche in Pianura Padana se in posizione riparata.

Vediamo le principali specie.

Clerodendrum trichotomum

Clerodendrum trichotomum
Clerodendrum trichotomum- foto di peganumCC BY-SA 2.0

La specie più nota, acclimatatasi nel Nord Italia, è la Clerodendrum trichotomum originaria del Giappone, una specie che fiorisce al termine dell’estate producendo con grandi corimbi di fiori bianchi stellati profumatissimi, i frutti autunnali sono bacche di colore blu intenso sostenute da un calice a forma di stella di colore rosso-cardinalizio. Si tratta di un grazioso alberello ampiamente diffuso nei giardini della Val Padana, dove era particolarmente in voga tra gli anni ’70 e ’80. Arrivato in Italia dal Giappone nel 1860 (donde il nome italiano di “clerodendro giapponese”), è una specie che non teme assolutamente il gelo fino a –15 °C.

Ce ne sono due varietà, piuttosto rustiche: ‘Fargesii’ caratterizzata da foglie dai riflessi bronzei, fiori bianchi e fruttificazione abbondante e ‘Carnival’ sfoggia un fogliame di colore verde-blu marginato irregolarmente di giallo-grigio.

Clerodendrum bungei

Clerodendrum bungei
Clerodendrum bungei

Questa specie è originaria della Cina. Arriva a misurare 1,5-2,5 metri di altezza. E’ caratterizzata da foglie decidue, cuoriformi, acuminate, dentate ai margini, di colore verde scuro sulla pagina superiore e con peli rossastri su quella inferiore, se strofinate, emettono uno sgradevole odore (tanto che ancora oggi la specie viene spesso chiamata con il vecchio nome di C. foetidum).

Produce fiori, profumati, stellati, con calice piccolo e tubo corollino lungo e sottile che si apre in cinque segmenti lineari. i fiori sono di colore rosa brillante e compaiono in luglio-agosto, riuniti in grandi corimbi ombrelliformi.

Si tratta di una specie semi-rustica che ama posizioni protette con luce molto forte, che siano però al riparo dai raggi diretti del sole, soprattutto in estate. Preferisce temperature né troppo fredde né troppo calde. Tende ad accestire facilmente e questo rende la divisione dei cespi il miglior metodo di moltiplicazione per questa specie.

Clerodendrum fragrans

 Clerodendrum fragrans
Clerodendrum fragrans

Questa specie arbustiva è piuttosto delicata ed adatta alla serra. Arriva a misuare un’altezza di 0,5-3 metri. E’ caratterizzata da foglie ovate, pelose e grigiastre e fiori bianchi all’interno e rossi all’esterno riuniti in infiorescenze ombrelliformi che compaiono all’inizio dell’autunno.

Clerodendrum speciosissimum

Clerodendrum speciosissimum
Clerodendrum speciosissimum- foto di Diego Delso CC BY-SA 3.0

E’ originaria dell’isola di Giava, si tratta di una specie arbustiva e ramificata chiamata anche Clerodendrum fallax. E’ caratterizzata da foglie grandi, cordato-ovate con margini interi e lamina corrugata tra le venature secondarie ricoperte, come i fusti a sezione quadrangolare, da una fitta peluria bianca. I fiori, di colore arancio-scarlatto sbocciano in estate riuniti in lunghe pannocchie erette e ramificate.

Arriva a misurare 1 metro di altezza e necessita di una temperatura invernale minima di 16°C, e di un ambiente molto luminoso e con elevata umidità ambientale (evitando le spruzzature che potrebbero macchiare le foglie) che la rendono adatta alla coltivazione in serra.

Clerodendrum thomsonae

Clerodendrum thomsonae
Clerodendrum thomsonae

Questa specie è originaria dell’Africa occidentale, si tratta di un arbusto sempreverde e rampicante cje arriva a misurare i 4 m di altezza.

E’ caratterizzata da foglie opposte, oblungo-ovate, acuminate, con lamina intera solcata da nervature depresse. I fiori hanno un calice bianco a forma di lanterna, presentano cinque angoli molto pronunciati. Si tratta di una specie molto delicata che richiede una temperatura minima invernale non inferiore a 16°C (con temperature inferiori diventa in parte decidua) e un ambiente luminoso (ma senza sole diretto) e molto umido, tanto da renderla adatta alla serra calda.

Le piante adulte dovranno essere guidate e fermate su appostiti sostegni e richiedono la potatura, per una buona lunghezza, dei rami che hanno fiorito e alcune cimature che contribuiranno a mantenere una forma compatta.

Fioritura

Il Clerodendrum fiorisce a fine estate nei mesi di Agosto e Settembre regalando bellissimi fiori che hanno tutte le sfumature del celeste, blu e viola. I fiori sono dotati di lunghi stami sporgenti e sbocciano in panicoli terminali.

Consigli per la coltivazione del Clerodendrum

Clerodendrum trichotomum
Clerodendrum trichotomum- foto di peganumCC BY-SA 2.0

Nel nostro Bel Paese le specie Clerodendrum trichotomum e  Clerodendrum bungei sono coltivate all’aperto tutto l’anno.

Il Clerodendrum preferisce una posizione non troppo soleggiata, un terreno sciolto e fertile, delle annaffiature regolari durante l’estate che poi andranno diradate e sospese d’inverno. Durante il periodo vegetativo sono previste concimazioni mensili eseguite con fertilizzante per piante da fiore.

Prospera meglio dove la temperatura non scende sottozero ma, se l’estate e’ stata lunga e calda e il terreno e’ ben drenato, il Clerodendrum riesce a sopravvivere a brevi gelate fino a -12.2, perdendo pero’ la parte aerea per poi ricacciare a primavera.

Coltivazione in vaso

Il Clerodendrum non ha particolari nemici. Può essere facilmente coltivato in vaso ma non per sempre. Nella scelta del contenitore si deve optare per un vaso grande (il diametro minimo deve essere 50 cm). Può diventare infestante e per questo si può tenere in vaso al massimo per 7-8 anni.

Coltivazione in piena terra

Se allevato in piena terra il Clerodendrum necessita di un terreno fertile e ben drenato. La messa a dimora si fa in settembre-ottobre o in marzo-aprile, in buche larghe e profonde circa il doppio del pane di terra che avvolge le radici. Le piante vanno distanziate tra loro di minimo 1 metro, meglio se a ridosso di qualche riparo e meglio se con la possibilità di una copertura per i mesi invernali.

Coltivazione in terrazzo

Le specie allevate in vaso possono decorare terrazzi e balconi. Si deve avere cura di scegliere un’esposizione adeguata.

Temperatura

Il Clerodendrum, oltre che il gelo, sopporta anche il caldo torrido e afoso, ma preferisce climi freschi e non tollera la salsedine. E’ bene fare attenzione al vento forte che è un nemico che può danneggiare le grandi foglie. In base alla specie la temperatura minima invernale sopportata varia dai 5 ai 16°C (il Clerodendrum trichotomum sopporta anche –15°C). la location ideale è una serra fredda o una veranda fresca e arieggiata.

Luce

Clerodendrum bungei
Clerodendrum bungei

Questa pianta preferisce una posizione in pieno sole, in quanto a mezz’ombra fiorisce meno.
Deve comunque essere al riparo dai raggi diretti del sole, soprattutto in estate, e si devono evitare temperature invernali troppo fredde e temperature estive troppo calde.

Terriccio

Si adatta a qualsiasi tipo di terreno, anche argilloso (ma lo gradirebbe fertile, poco calcareo e ben drenato), e si adatta anche all’ inquinamento cittadino.

Annaffiatura

Nei primi due anni dall’impianto si deve irrigare regolarmente ma poi occorre distanziare le innaffiature durante la bella stagione.

L’umidità ambientale dovrebbe essere buona per tutte le specie e incrementata al massimo per quelle tropicali. Nei periodi più caldi è opportuno che l’ambiente sia arieggiato e non stagnante.

Moltiplicazione

Il Clerodendrum tende ad accestire facilmente e questo rende la divisione dei cespi il miglior modo per la sua propagazione. Inoltre la capacità pollonifera fa sì che possa riprodurre un fusto dalle radici anche in caso di inverni particolarmente rigidi (sotto i –12 °C per parecchi giorni). Le piante che hanno polloni basali radicati possono essere moltiplicati in autunno o a marzo, piantando i polloni in vivaio o cassone freddo ed avendo cura di eseguire il trapianto con un buon pane di terra.

In primavera si possono invece usare le talee erbacee, ottenute dai germogli laterali, per le specie da serra e fino a luglio con talea semilegnosa con piede per quelle rustiche. In entrambi i casi le talee vanno messe a radicare in una miscela di sabbia e torba alla temperatura di 21°C. Il contenitore va coperto con un vetro o con della plastica per mantenere l’umidità.

Si può anche tentare la semina in serra calda sotto copertura di vetro, in primavera. Pur dando buoni risultati la propagazione per seme ha tempi molto più lenti rispetto alle altre tecniche.

Concimazione

Le concimazioni del Clerodendrum favoriscono e stimolano la fioritura. Si eseguono in autunno ed in primavera usando un prodotto per arbusti da fiore.

Potatura

Il Clerodendrum non necessita di vere e proprie potature che sono più che altro volte a contenere. Richiede quindi soprattutto un lavoro di sfoltimento delle parti troppo fitte e di eliminazione di eventuali rami danneggiati dal gelo. In vaso e negli spazi ristretti la pianta si può potare anche della metà per contenerne l’ingombro. La rimozione delle prime infiorescenze sfiorite porta l’arbusto a produrne altre, in una seconda fioritura settembrina.

Il Clerodendrum speciosissimum dopo la fioritura deve essere potato a fondo, tagliando tutti i rami a una quindicina di centimetri dalla base.

Altri consigli per la cura

Le specie da serra o appartamento vanno coltivate in vasi con diametro adeguato alla pianta, generalmente non inferiore a 15-20 cm. L’apparato radicale, in particolare per le specie dell’Estremo Oriente, è piuttosto espanso, per questo ha bisogno di spazio.

Parassiti, malattie ed altre avversità

Clerodendrum bungei
Clerodendrum bungei

Il Clerodendro subisce l’attacco da parte della cocciniglia a scudetto, e da parte della cocciniglia cotonosa e del ragnetto rosso.

Talvolta soffre gli attacchi degli acari che possono rovinare vistosamente le foglie. E’ inoltre sensibile al marciume delle radici se il terreno è poco drenante.

Curiosità

Il nome del genere deriva dal greco kléros, sorte, destino, e déndron, albero, probabilmente per il fatto che alcune specie del genere sono tossiche e altre terapeutiche ed il loro utilizzo equivaleva, quindi, un po’ come un “tirare a sorte”.

Il genere Clerodendron è stato denominato nel 1753 da Linneo. Le prime piante, appartenenti alle specie Clerodendron chinense e Clerodendron squamatum, arrivarono in Europa solo nel 1790, dalla Cina.

Tossicità  e/o uso erboristico

 Nelle terre d’origine, le foglie del Clerodendron vengono impiegate per la preparazione di un decotto da applicare come cataplasma antispasmodico,  antinfiammatorio, antielmintico. I frutti o bacche di questa pianta ornamentale sono una fonte di cibo per gli uccelli ma possono essere velenosi per l’uomo se ingeriti.


Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche sono indicate a solo scopo informativo. Devono essere consigliate e prescritte dal medico.

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