Le piante grasse

piante grasse

Le piante comunemente chiamate “grasse” in realtà non lo sono affatto: contengono la minor percentuale cdi grassi di tutte le specie che compongono il regno vegetale. La definizione più adatta dovrebbe essere “succulente” ad indicare la natura carnosa dei loro tessuti. Questo gruppo di piante, che comunque continueremo a chiamare “grasse” (tanto mica si offendono) comprende numerose specie appartenenti a famiglie diverse, ma con la caratteristica comune di essere piante xerofite ossia adatte a vivere in ambienti aridi e caldi, ricchi di luce. La sopravvivenza di questi esemplari è resa possibile dalla struttura spugnosa per mezzo della quale assorbono una gran quantità di acqua che riescono a conservare a lungo limitando la traspirazione. Infatti le foglie (scientificamente chiamate cladodi o fillocladi), ossia gli organi che permetto no la traspirazione, nelle piante grasse hanno una superficie molto ridotta o addirittura sono trasformate in spine.

piante grasse

Come si coltivano

L’adatta composizione del terriccio è il presupposto indispensabile alla conservazione ed allo sviluppo delle piante grasse, infatti se esse comprende in dose esatta tutti gli elementi necessari, queste specie si sviluppano normalmente, inoltre se ha il giusto rado di permeabilità anche il dosaggio delle annaffiature diviene meno problematico. In genere, per ottenere ottimi risultati, si consiglia di coltivare le piante grasse in un terreno composto da 2/5 di terra d’erica stagionata e ben setacciata, 2/5 di sabbia di fiume accuratamente lavata e 1/5 di polvere di calcinaccio. Alla polvere di calcinaccio si può eventualmente unire un po’ di polvere di carbone vegetale che serve ad evitare i fenomeni di fermentazione o il formarsi di muffe. Sul fondo dei vasi o nelle buche di impianto è sempre bene porre uno strato di ghiaia mescolata a calcinacci, per favorire il deflusso dell’acqua eccedente.

piante grasse

Annaffiature

Il dosaggio delle annaffiature è molto importante nella coltivazione delle piante grasse. Esse infatti sono particolarmente sensibili agli eccessi di umidità e ai fenomeni derivati dai ristagni idrici, che si manifestano con segni evidenti: le foglie o i fusti diventano molli e trasparenti, alla minima pressione, lasciano apparire attraverso gli stomi che costellano i loro tessuti un suco un po’ vischioso. In seguito, soprattutto quando il marciume intacca il colletto gli esemplari accennano ad afflosciarsi e, infine, si ripiegano su se stessi e muoiono. Per evitare tutto questo è bene seguire queste norme: l’acqua non deve essere mai troppo fredda, ma a temperatura ambiente, d’inverno le annaffiatura devono avere un ritmo quindicinale per le piante grasse in appartamento e mensile per gli esemplari che svernano in serra fredda o verande dove il termometro non sale oltre i 12 gradi. Da maggio a novembre le annaffiature devono essere settimanali. I diversi passaggi di ritmi tra le diverse annaffiature devono essere graduali. Le dosi di acqua da somministrare variano a seconda della mole della pianta, della temperatura dell’ambiente e dai diversi esemplari.

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Nutrimento

Al momento dell’impianto è bene mescolare al terriccio un po’ di concime organico in polvere, secondo le dosi indicate sulla confezione. Durante il periodo vegetativo, con cadenza mensile, è opportuno utilizzare fertilizzante minerale solubile aggiunto ad estratto di alghe. Da aprile ad ottobre è bene aggiungere all’acqua delle normali irrorazioni uno stimolante ormonico.

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